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Recensioni clienti

4,1 su 5 stelle
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4,1 su 5 stelle
Formato: Formato Kindle|Cambia
Prezzo:8,99 €
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I PRIMI 500 RECENSORIil 12 gennaio 2012
un'amica mi regala questo libro. sorrido, ringrazio.
lo apro dopo circa una settimana. e ci si perde. fa perdere. fa emozionare.
una prosa facile e complessa nello stesso momento.
Safran Foer è un genio. riesci ad intrecciare una storia perfettamente con ogni suo filo sempre più complesso che sboccia in un dipinto finale colmo di significato.
l'avventura di Oskar nella ricerca del significato di un ultimo oggetto lasciatogli dal padre scomparso. e parallelamente la narrazione della storia d'amore tra i nonni attraverso lettere e racconti.
grande libro, grande storia, grande scrittore.
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il 13 gennaio 2015
ho comprato questo libro perchè mi è stato consigliato e per le tante recensioni positive ma... è davvero pesante, non tanto per i contenuti, quanto per lo stile. L'ho trovato davvero faticoso da leggere: troppo frammentato, troppi cambi di "scena" ed epoca. Non ho mai impiegato così tanto tempo per leggere un libro e l'ho finito solo perchè la storia di per sè sarebbe anche interessante. Inoltre, dopo tutta la fatica nel leggerlo, il finale è un po' troppo lasciato a se stesso, una piccola delusione.
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il 17 dicembre 2013
Oskar Schell ha la Sindrome di Asperger. Vive a New York e da un anno non ha più il suo adorato papà, morto nel "giorno più brutto”, che poi è l’11 settembre.
Ha inoltre una mamma che lo ama tantissimo, una nonna complice e dolcissima, e un nonno che non parla da tanti anni e che per comunicare scrive su un quadernetto o mostra le mani con scritto “Si.” e “No.”
Oskar Schell si sente solo. E da solo sopporta un dolore troppo grande. Ha 9 anni e fa tanti pensieri, soprattutto brutti, ultimamente, e tanto strani. E’ un piccolo inventore di mondi magici e di trovate fantasiose, come il suo progetto di tubazioni collegate ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire (per esempio lui), e poi riversare le stesse nel laghetto di Central Park e misurare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città. Oppure lo stratagemma per salvare l’umanità dal pericolo utilizzando camicie di becchime, per essere sollevati in volo dagli uccelli e non cadere mai.
Mai.
Oskar Schell ha anche tante paure, si comporta in modo bizzarro, ed è un bambino fin troppo intelligente. Ma sempre e comunque solo. E triste. Dopo la morte del padre, per caso trova una chiave e un bigliettino con scritto “Black”, ed intraprende una minuziosa indagine, che inizia come una caccia al tesoro, uno dei tanti giochi di ingegno che faceva con suo padre, e che poi diventa un vero e proprio viaggio di ricerca. Un viaggio alla ricerca di sé stessi, affrontando il vuoto delle tante parole non dette.
Da qui la storia si dilata avanti e indietro, nel presente del post 11 settembre newyorkese e nel passato della seconda guerra mondiale, attraverso un fitto ed intricato intreccio di voli pindarici e di lettere mai spedite, tanti gesti e dialoghi, racconti di struggenti umanità.
La ricerca come crescita, la crescita come accettazione del dolore per la perdita di qualcuno.
E' un libro dove le immagini si mescolano alle parole, così come le frasi cerchiate o sottolineate, o le pagine bianche, le fotografie, le parole colorate. Tutto, all'interno del romanzo, diventa narrazione.
La lettura non è facile, spesso ci si incastra tra le maglie di questa scrittura elegante e cerebrale, piena di labirinti di pensieri, tra dialoghi muti, ricordi frammentati e fotografie in bianco e nero, ma ringrazio l’autore per avermi coinvolto così forte, con un finale incredibilmente vicino alla perfezione.

“Sarebbe pazzesco se ci fosse un grattacielo che va su e giù mentre il suo ascensore resta fermo. (…) Sarebbe anche utile al massimo, perché se sei al novantacinquesimo piano e un aereo si schianta sotto di te, il palazzo ti può portare a terra e tutti si salverebbero anche se quel giorno avessero lasciato a casa la camicia di becchime”.

B.
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il 11 marzo 2017
Un protagonista cui non si può non affezionarsi, le tragedie di due generazioni di una famiglia come specchio delle disgrazie dei popoli investiti dalla guerra, una narrazione serrata eppure ricca di invenzioni grafiche e lessicali... scucciolatelo!
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il 13 aprile 2012
Era da molto che non mi immergevo nella lettura di un libro così straordinario! Foer è semplicemente in genio della narrativa. Una scrittura particolare, intensa e divertente. Lo consiglio assolutamente!
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il 1 marzo 2017
Può esistere amore più viscerale e indissolubile di quello di un genitore per il proprio figlio, e quello di un figlio per il proprio genitore?
Questa è la storia di Oskar Schell, undici anni, inventore, archeologo, attore, cantante, fotografo, percussionista… e Figlio.
Oskar ha nove anni quando suo padre muore nell’attacco alle torri gemelle e da quel momento il suo cuore, la sua anima e le sue scarpe si fanno pesanti, ogni giorno di più.
Il bambino si sente incompleto e smarrito, inizia a cercare suo padre in tante piccole cose, fino a che, un giorno di due anni dopo, trova una chiave in casa sua. In quell’oggetto vede speranza: un’ultima occasione per afferrare, respirare e sentire ancora il suo papà. Per più di otto mesi si dedica alla ricerca della serratura che quella chiave può aprire…
Un libro che è un percorso tra Amore e Morte, che affronta la sofferenza della perdita di un papà con delicatezza e con l’apparente spensieratezza che può avere un bambino di undici anni, un libro intenso e forte che a tratti fa star male, ma soprattutto un libro che fa riflettere su quanto sia importante amare e dirselo…dirselo e dirselo perché quando si perde qualcuno di così caro rimane quel senso di incompiutezza, rimangono quelle parole a mezz’aria non dette che pesano come un macigno.
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il 27 febbraio 2017
Non riuscivo a smettere di leggerlo, l'ho finito in pochi giorni. La storia e lo stile di scrittura mi hanno commossa, ogni parola mi ha colpito. Incredibilmente coinvolgente sin dalle prime righe, i personaggi mi sono entrati dentro. E' il libro che tornero' a rileggere per sempre. Mi sono innamorata di questo autore e ora sto leggendo tutti gli altri suoi libri. Benedico il giorno in cui sono trovai, per puro caso, questo libro.
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Una volta ringraziavo il pusher musicale, ora non posso che dare merito e ringraziare "molto forte" il mio pusher librario, che con questo libro ha aperto un varco "spazio dimensionale".
Cercavo qualcosa che mi colpisse con qualcosa di nuovo e fresco e "incredibilmente vicino", e mi ritrovo in mano un libro bellissimo. Dopo poche pagine si rimane invischiati nella vita di Oskar, dal suo linguaggio frizzante, dai colori, dalle fotografie, dalle pagine bianche ... si ha sempre la definita, limpida sensazione di essere alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, come si ha sempre la consapevolezza della perdita di qualcosa o qualcuno. Le pagine strazianti sono tantissime, dal bombardamento di Dresda a quelle che riguardano i nonni di Oskar .... "Le scarpe pesanti", metafora del dolore e del malessere che prova il protagonista, ci accompagnano nella lettura e nella vita dei protagonisti (e forse anche nella nostra).
Oskar e la ricerca di qualcosa che gli restituisca qualcuno che non c'è più. L'undici settembre ha segnato molti, non so come mai, se caso, se coincidenze, se varchi "spazio dimensionali", o solo per la circolarità della vita, l'ho terminato il 17 luglio ... L'abbandono e il senso dell'abbandono con la consapevolezza della perdita. Straziante ... fortunatamente esiste la fantasia ... e quando vogliamo, ci può portare indietro nel tempo .... Ad un momento bello .... E saremmo stati salvi.
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il 2 ottobre 2013
Davvero un bel libro. Ti avvinghia dalle prime pagine. Tra le cose che ho apprezzato di più c'è questo procedere per immagini (e non parlo delle foto), questo alternarsi di punti di vista che ruotano attorno alla stessa vicenda ma sono infinitamente lontani: diversi affetti, interessi, obiettivi.
L'effetto finale è di un totale straniamento, come se la terra sotto i piedi sparisse e precipitassimo ormai sconfitti dalla perdita di tutto quello che amavamo. E a completare questo straniamento, almeno per me, ha contribuito la connessione mentale fra i bombardamenti di Dresda vissuti dal nonno e quella strana storia che è il Mattatoio n.5. Provate a pensarci.
Insomma è davvero consigliato. Aggiungo che ho visto subito dopo il film e mi aspettavo di non trovare la stessa capacità di comunicare queste sensazioni forti. Ovviamente non raggiunge le stesse vette ma consiglio di vederlo perché è comunque un'opera ben fatta.
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il 27 agosto 2013
Dopo aver letto questo romanzo, dubito che me ne capiterà uno che sia all'altezza. Sono rimasta ammaliata dall'estrema abilità di Foer nel saper pensare con la testa di un bambino, dalla sua maestria nel viaggiare con la fantasia senza alcuna banalità e nel farlo con genialità e profondità. E il linguaggio poi... Sublime!
Sono stata risucchiata letteralmente dalla storia senza tempo dei nonni e mi sono persa nei silenzi di quelle pagine bianche.
Ho sentito lo strazio e il dolore della madre, il suo sentirsi inadeguata e respinta.
Non è un genio questo? Uno scrittore che sa essere brillantemente bambino, nonno, nonna, mamma... Tanta grandezza non si può esprimere a parole.
L'ho letto tre volte e mai sono riuscita a trattenere il pianto.
Tutti dovrebbero leggerlo: non fosse altro che per confrontarsi con un'opera d'arte contemporanea e per tornare ad essere un po' bambini.
Chapeau!!!
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