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I PRIMI 500 RECENSORIil 12 gennaio 2012
un'amica mi regala questo libro. sorrido, ringrazio.
lo apro dopo circa una settimana. e ci si perde. fa perdere. fa emozionare.
una prosa facile e complessa nello stesso momento.
Safran Foer è un genio. riesci ad intrecciare una storia perfettamente con ogni suo filo sempre più complesso che sboccia in un dipinto finale colmo di significato.
l'avventura di Oskar nella ricerca del significato di un ultimo oggetto lasciatogli dal padre scomparso. e parallelamente la narrazione della storia d'amore tra i nonni attraverso lettere e racconti.
grande libro, grande storia, grande scrittore.
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il 13 gennaio 2015
ho comprato questo libro perchè mi è stato consigliato e per le tante recensioni positive ma... è davvero pesante, non tanto per i contenuti, quanto per lo stile. L'ho trovato davvero faticoso da leggere: troppo frammentato, troppi cambi di "scena" ed epoca. Non ho mai impiegato così tanto tempo per leggere un libro e l'ho finito solo perchè la storia di per sè sarebbe anche interessante. Inoltre, dopo tutta la fatica nel leggerlo, il finale è un po' troppo lasciato a se stesso, una piccola delusione.
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il 17 dicembre 2013
Oskar Schell ha la Sindrome di Asperger. Vive a New York e da un anno non ha più il suo adorato papà, morto nel "giorno più brutto”, che poi è l’11 settembre.
Ha inoltre una mamma che lo ama tantissimo, una nonna complice e dolcissima, e un nonno che non parla da tanti anni e che per comunicare scrive su un quadernetto o mostra le mani con scritto “Si.” e “No.”
Oskar Schell si sente solo. E da solo sopporta un dolore troppo grande. Ha 9 anni e fa tanti pensieri, soprattutto brutti, ultimamente, e tanto strani. E’ un piccolo inventore di mondi magici e di trovate fantasiose, come il suo progetto di tubazioni collegate ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire (per esempio lui), e poi riversare le stesse nel laghetto di Central Park e misurare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città. Oppure lo stratagemma per salvare l’umanità dal pericolo utilizzando camicie di becchime, per essere sollevati in volo dagli uccelli e non cadere mai.
Mai.
Oskar Schell ha anche tante paure, si comporta in modo bizzarro, ed è un bambino fin troppo intelligente. Ma sempre e comunque solo. E triste. Dopo la morte del padre, per caso trova una chiave e un bigliettino con scritto “Black”, ed intraprende una minuziosa indagine, che inizia come una caccia al tesoro, uno dei tanti giochi di ingegno che faceva con suo padre, e che poi diventa un vero e proprio viaggio di ricerca. Un viaggio alla ricerca di sé stessi, affrontando il vuoto delle tante parole non dette.
Da qui la storia si dilata avanti e indietro, nel presente del post 11 settembre newyorkese e nel passato della seconda guerra mondiale, attraverso un fitto ed intricato intreccio di voli pindarici e di lettere mai spedite, tanti gesti e dialoghi, racconti di struggenti umanità.
La ricerca come crescita, la crescita come accettazione del dolore per la perdita di qualcuno.
E' un libro dove le immagini si mescolano alle parole, così come le frasi cerchiate o sottolineate, o le pagine bianche, le fotografie, le parole colorate. Tutto, all'interno del romanzo, diventa narrazione.
La lettura non è facile, spesso ci si incastra tra le maglie di questa scrittura elegante e cerebrale, piena di labirinti di pensieri, tra dialoghi muti, ricordi frammentati e fotografie in bianco e nero, ma ringrazio l’autore per avermi coinvolto così forte, con un finale incredibilmente vicino alla perfezione.

“Sarebbe pazzesco se ci fosse un grattacielo che va su e giù mentre il suo ascensore resta fermo. (…) Sarebbe anche utile al massimo, perché se sei al novantacinquesimo piano e un aereo si schianta sotto di te, il palazzo ti può portare a terra e tutti si salverebbero anche se quel giorno avessero lasciato a casa la camicia di becchime”.

B.
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il 13 aprile 2012
Era da molto che non mi immergevo nella lettura di un libro così straordinario! Foer è semplicemente in genio della narrativa. Una scrittura particolare, intensa e divertente. Lo consiglio assolutamente!
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il 10 gennaio 2017
Raramente recensisco i libri che leggo. Un po' per pigrizia devo ammetterlo. Ma questo è qualcosa di spettacolare e due parole le merita di sicuro .
L'ho letto in due giorni ma appena arrivata alla fine, ho sentito la necessità di rileggerlo assaporando le parti che più mi sono piaciute.
Non mi va di svelare la trama perché non sarebbe giusto, perciò dico soltanto che è uno di quei libri che bisogna assolutamente leggere .
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il 21 novembre 2016
Una caccia al tesoro apparentemente senza senso dove soltanto penetrando nella storia e nella multiforme struttura del romanzo, si riuscirà ad aprire lo scrigno!

N.B. Se il romanzo non vi piacerà sarà perché non l'avrete capito!
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Una volta ringraziavo il pusher musicale, ora non posso che dare merito e ringraziare "molto forte" il mio pusher librario, che con questo libro ha aperto un varco "spazio dimensionale".
Cercavo qualcosa che mi colpisse con qualcosa di nuovo e fresco e "incredibilmente vicino", e mi ritrovo in mano un libro bellissimo. Dopo poche pagine si rimane invischiati nella vita di Oskar, dal suo linguaggio frizzante, dai colori, dalle fotografie, dalle pagine bianche ... si ha sempre la definita, limpida sensazione di essere alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, come si ha sempre la consapevolezza della perdita di qualcosa o qualcuno. Le pagine strazianti sono tantissime, dal bombardamento di Dresda a quelle che riguardano i nonni di Oskar .... "Le scarpe pesanti", metafora del dolore e del malessere che prova il protagonista, ci accompagnano nella lettura e nella vita dei protagonisti (e forse anche nella nostra).
Oskar e la ricerca di qualcosa che gli restituisca qualcuno che non c'è più. L'undici settembre ha segnato molti, non so come mai, se caso, se coincidenze, se varchi "spazio dimensionali", o solo per la circolarità della vita, l'ho terminato il 17 luglio ... L'abbandono e il senso dell'abbandono con la consapevolezza della perdita. Straziante ... fortunatamente esiste la fantasia ... e quando vogliamo, ci può portare indietro nel tempo .... Ad un momento bello .... E saremmo stati salvi.
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il 2 ottobre 2013
Davvero un bel libro. Ti avvinghia dalle prime pagine. Tra le cose che ho apprezzato di più c'è questo procedere per immagini (e non parlo delle foto), questo alternarsi di punti di vista che ruotano attorno alla stessa vicenda ma sono infinitamente lontani: diversi affetti, interessi, obiettivi.
L'effetto finale è di un totale straniamento, come se la terra sotto i piedi sparisse e precipitassimo ormai sconfitti dalla perdita di tutto quello che amavamo. E a completare questo straniamento, almeno per me, ha contribuito la connessione mentale fra i bombardamenti di Dresda vissuti dal nonno e quella strana storia che è il Mattatoio n.5. Provate a pensarci.
Insomma è davvero consigliato. Aggiungo che ho visto subito dopo il film e mi aspettavo di non trovare la stessa capacità di comunicare queste sensazioni forti. Ovviamente non raggiunge le stesse vette ma consiglio di vederlo perché è comunque un'opera ben fatta.
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il 27 agosto 2013
Dopo aver letto questo romanzo, dubito che me ne capiterà uno che sia all'altezza. Sono rimasta ammaliata dall'estrema abilità di Foer nel saper pensare con la testa di un bambino, dalla sua maestria nel viaggiare con la fantasia senza alcuna banalità e nel farlo con genialità e profondità. E il linguaggio poi... Sublime!
Sono stata risucchiata letteralmente dalla storia senza tempo dei nonni e mi sono persa nei silenzi di quelle pagine bianche.
Ho sentito lo strazio e il dolore della madre, il suo sentirsi inadeguata e respinta.
Non è un genio questo? Uno scrittore che sa essere brillantemente bambino, nonno, nonna, mamma... Tanta grandezza non si può esprimere a parole.
L'ho letto tre volte e mai sono riuscita a trattenere il pianto.
Tutti dovrebbero leggerlo: non fosse altro che per confrontarsi con un'opera d'arte contemporanea e per tornare ad essere un po' bambini.
Chapeau!!!
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il 29 aprile 2015
Ho letto varie recensioni a favore e varie recensioni contro, sento il dovere di apportare il mio contributo.
Jonathan Safran Foer ha uno stile di scrittura per cui o lo ami o lo odi.
I personaggi che attraversano i suoi racconti hanno caratteristiche talmente esagerate che o ne apprezzi i tratti o sono solo grotteschi.
La stessa scelta di scrivere sull'11 Settembre è una scelta coraggiosa, necessaria, o un modo facile per accaparrarsi il consenso.
Safran Foer è così, o lo amo o lo odi, così come sono estremi e categorici i suoi personaggi, e proprio tramite i loro irremovibili punti fermi (o bianco o nero) scorrono tutti i colori della vita.
Un nonno in cerca di un figlio, un nipote in cerca del padre e lui, il grande assente, padre e figlio, il vuoto di tre generazioni segnate da guerre assurde.
Sullo sfondo di queste vite segnate dal trauma della guerra, c'è la voglia di ricominciare, o l'impossibilità di ricominciare, di rifarsi una vita. Gli assurdi rituali del nonno, o le storie delle persone incontrate durante la ricerca, danno un senso di straniamento al tutto, come avere un fischio nelle orecchie perchè ti è esplosa una bomba accanto. Tutto continua ad essere come prima, ma quel fischio non ti abbandona più.
In mezzo a tutto questo la questione non banale della paternità: cosa significa essere padre e cosa significa essere figlio?
Un lavoro sublime, la cosa più bella (e più forte) che ho letto ultimamente.
Non è da tutti, la lettura scorre ma non è facilissima, un po' pesante in alcuni dialoghi (ma sembra essere voluto) . I temi sono forti. Meraviglioso come tutti i fili si intrecciano verso il finale.
Un libro che ti cambia dentro.
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