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il 28 settembre 2016
Ci sono dei cassetti che apri in caso di necessità, infilandoci ad occhi chiusi le mani, sicura al cento per cento di recupere ciò che ti occorre. Allo stesso modo, ci sono dei libri in cui ti senti obbligata a rificcare il naso e affondare tutta te stessa, quando cerchi determinate risposte, quando desideri ripercorrere precisi ricordi, quando intendi riprovare particolari sentimenti.
Se volessi, ad esempio, leggere del bombardamento di Dresda durante la seconda guerra mondiale non aprirei altro testo se non il capolavoro di Kurt Vonnegut “Mattatoio n° 5 o La crociata dei Bambini”.
Se volessi un libro che parli dell’ undici settembre, non esiterei a ripescare dalla libreria “La coscienza di Andrew” di E.L. Doctorow.
O meglio, questo è quanto avveniva prima della settimana appena trascorsa, prima cioè che leggessi “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer, edizioni Guanda, traduzione di Massimo Bocchiola, in cui i due eventi, il bombardamento di Dresda e l’attentato alle torri gemelle, sono uniti da Foer in un unico toccante e incredibile racconto, nel quale un intreccio di destini, che si replicano a distanza di continenti e di decenni con sorprendente similitudine , unisce i membri di una stessa famiglia, dando vita a una storia che lascia indelebilmente il segno.
“Molto forte, incredibilmente vicino” è un romanzo denso, delicato, doloroso, dalla cui lettura si esce tuttavia rincuorati, come di solito accade con le esperienze catartiche.
Altro non aggiungo. Esorto caldamente alla lettura!
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il 11 gennaio 2017
Difficile recensire questo libro devo ammetterlo. Lo scrittore ci pone davanti alla necessità di Oskar, ragazzino di 9/10 anni, di spiegarsi nonché successivamente di accettare il terribile dolore che prova visto che ha perso il padre nell'attentato dell'11 settembre. Credo ci siano dei passaggi molto intensi che commuovono e fanno riflettere profondamente....ciononostante a tratti l'ho trovato pesante, ripetitivo...e mi sono un po' persa. Oskar fa cose incomprensibili, esce da solo, gira di notte, per carità, ritrova il nonno però da questa storia tutti escono secondo me un po' più soli e mi ha lasciato dell'amarezza. Sono abituata a leggere anche libri lunghi ma questo l'avrei preferito un po' più breve. Sarà un mio limite sicuramente.
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I PRIMI 500 RECENSORIil 12 gennaio 2012
un'amica mi regala questo libro. sorrido, ringrazio.
lo apro dopo circa una settimana. e ci si perde. fa perdere. fa emozionare.
una prosa facile e complessa nello stesso momento.
Safran Foer è un genio. riesci ad intrecciare una storia perfettamente con ogni suo filo sempre più complesso che sboccia in un dipinto finale colmo di significato.
l'avventura di Oskar nella ricerca del significato di un ultimo oggetto lasciatogli dal padre scomparso. e parallelamente la narrazione della storia d'amore tra i nonni attraverso lettere e racconti.
grande libro, grande storia, grande scrittore.
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il 26 agosto 2016
Come sempre Safran Foer riesce a dipingere personaggi che rimangono nel cuore dei lettori. Dialoghi bellissimi nella loro tragicomicità, personaggi, come ho detto, che arrivano dritti al cuore e lì rimangono, umani, vicini.
Un romanzo sulla più grave tragedia degli Stati Uniti, visto attraverso la vita di un ragazzino rimasto orfano, ma soprattutto un romanzo sulla vita di un ragazzo frutto di una genia di persone così particolari che sarebbero state degne di Garçia Marquez
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il 17 dicembre 2013
Oskar Schell ha la Sindrome di Asperger. Vive a New York e da un anno non ha più il suo adorato papà, morto nel "giorno più brutto”, che poi è l’11 settembre.
Ha inoltre una mamma che lo ama tantissimo, una nonna complice e dolcissima, e un nonno che non parla da tanti anni e che per comunicare scrive su un quadernetto o mostra le mani con scritto “Si.” e “No.”
Oskar Schell si sente solo. E da solo sopporta un dolore troppo grande. Ha 9 anni e fa tanti pensieri, soprattutto brutti, ultimamente, e tanto strani. E’ un piccolo inventore di mondi magici e di trovate fantasiose, come il suo progetto di tubazioni collegate ai cuscini di tutti i letti di New York per raccogliere le lacrime di chi piange prima di dormire (per esempio lui), e poi riversare le stesse nel laghetto di Central Park e misurare ogni giorno il livello di sofferenza della sua città. Oppure lo stratagemma per salvare l’umanità dal pericolo utilizzando camicie di becchime, per essere sollevati in volo dagli uccelli e non cadere mai.
Mai.
Oskar Schell ha anche tante paure, si comporta in modo bizzarro, ed è un bambino fin troppo intelligente. Ma sempre e comunque solo. E triste. Dopo la morte del padre, per caso trova una chiave e un bigliettino con scritto “Black”, ed intraprende una minuziosa indagine, che inizia come una caccia al tesoro, uno dei tanti giochi di ingegno che faceva con suo padre, e che poi diventa un vero e proprio viaggio di ricerca. Un viaggio alla ricerca di sé stessi, affrontando il vuoto delle tante parole non dette.
Da qui la storia si dilata avanti e indietro, nel presente del post 11 settembre newyorkese e nel passato della seconda guerra mondiale, attraverso un fitto ed intricato intreccio di voli pindarici e di lettere mai spedite, tanti gesti e dialoghi, racconti di struggenti umanità.
La ricerca come crescita, la crescita come accettazione del dolore per la perdita di qualcuno.
E' un libro dove le immagini si mescolano alle parole, così come le frasi cerchiate o sottolineate, o le pagine bianche, le fotografie, le parole colorate. Tutto, all'interno del romanzo, diventa narrazione.
La lettura non è facile, spesso ci si incastra tra le maglie di questa scrittura elegante e cerebrale, piena di labirinti di pensieri, tra dialoghi muti, ricordi frammentati e fotografie in bianco e nero, ma ringrazio l’autore per avermi coinvolto così forte, con un finale incredibilmente vicino alla perfezione.

“Sarebbe pazzesco se ci fosse un grattacielo che va su e giù mentre il suo ascensore resta fermo. (…) Sarebbe anche utile al massimo, perché se sei al novantacinquesimo piano e un aereo si schianta sotto di te, il palazzo ti può portare a terra e tutti si salverebbero anche se quel giorno avessero lasciato a casa la camicia di becchime”.

B.
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il 20 ottobre 2013
Simpatico il piccolo protagonista, intelligente, acuto come può esserlo un bambino e di conseguenza altrettanto ingenuo nel non capire una cosa che viene rivelata alla fine e che per questo non dico per non rovinare la sorpresa.
Bella l'idea della chiave, senza timore di guastare la lettura tra l'altro voglio subito dire che l'autore ha avuto il buon senso e anche l'onestà intellettuale alla fine di spiegare chiaramente cosa apre e perché era finita dove il protagonista l'ha trovata, quindi non siamo di fronte a quelle invenzioni narrative che poi vengono lasciate a metà.
Infine invece, un po' forzato secondo me il tentativo di creare questo filo conduttore che va dalla seconda guerra mondiale alle Torri Gemelle attraverso tre generazioni anche se fatto in modo intelligente e se la storia è raccontata con garbo e alla fine ci si affeziona ai protagonisti, nonno, nonna, padre e nipote. Per il resto, ma è un problema mio, non amo molto il romanzo epistolare quindi alcune lunghe pagine di diario e lettere le ho un po' sofferte, così come sono inutili le foto sparse a casaccio qua e là, salvo quelle alla fine del libro, ma anche qui non dico altro per non rivelare troppo della trama. Altrettanto inutili, per me quasi fastidiosi, i cambi di carattere (non so se fosse la mia versione ebook o se anche il cartaceo le presentasse identiche), le pagine bianche con una o due parole e tutte queste varianti più o meno estetiche che nulla aggiungono ad una storia che è bella anche di suo. In generale una bella trama, con alcune forzature sia nei contenuti che nella forma, ma merita sicuramente di essere letto, alla fine ti lascia qualcosa soprattutto se hai vissuto (e questo vale per la maggior parte di noi) la tragedia dell'11 settembre in diretta TV.
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il 22 agosto 2016
Foer ha capacità narrativa che conoscevo già in "ogni cosa è illuminata ". Qui la sua cifra stilistica si esprime al massimo: ho divorato le pagine, pianto e riso con i personaggi. Impossibile non provare empatia con il piccolo Oskar
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il 13 aprile 2012
Era da molto che non mi immergevo nella lettura di un libro così straordinario! Foer è semplicemente in genio della narrativa. Una scrittura particolare, intensa e divertente. Lo consiglio assolutamente!
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Una volta ringraziavo il pusher musicale, ora non posso che dare merito e ringraziare "molto forte" il mio pusher librario, che con questo libro ha aperto un varco "spazio dimensionale".
Cercavo qualcosa che mi colpisse con qualcosa di nuovo e fresco e "incredibilmente vicino", e mi ritrovo in mano un libro bellissimo. Dopo poche pagine si rimane invischiati nella vita di Oskar, dal suo linguaggio frizzante, dai colori, dalle fotografie, dalle pagine bianche ... si ha sempre la definita, limpida sensazione di essere alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, come si ha sempre la consapevolezza della perdita di qualcosa o qualcuno. Le pagine strazianti sono tantissime, dal bombardamento di Dresda a quelle che riguardano i nonni di Oskar .... "Le scarpe pesanti", metafora del dolore e del malessere che prova il protagonista, ci accompagnano nella lettura e nella vita dei protagonisti (e forse anche nella nostra).
Oskar e la ricerca di qualcosa che gli restituisca qualcuno che non c'è più. L'undici settembre ha segnato molti, non so come mai, se caso, se coincidenze, se varchi "spazio dimensionali", o solo per la circolarità della vita, l'ho terminato il 17 luglio ... L'abbandono e il senso dell'abbandono con la consapevolezza della perdita. Straziante ... fortunatamente esiste la fantasia ... e quando vogliamo, ci può portare indietro nel tempo .... Ad un momento bello .... E saremmo stati salvi.
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il 26 febbraio 2015
Un ragazzino troppo sveglio (un po' Asperger) perde l'adorato padre nella tragedia delle Torri Gemelle. La sua ricerca di una serratura per una chiave trovata tra i ricordi del padre é il filo rosso che percorre il suo dolore, l'accettazione, il ritrovamento di un nonno, la sua crescita verso un'autonomia personale e quindi verso l'adolescenza. La madre é una figura laterale eppure buona è presente, così come la nonna, la cui storia corre parallela a quella del ragazzino. Bel romanzo, molto avvincente ed emotivamente impegnativo.
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