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il 8 gennaio 2015
Da che parte iniziare? Dall’autore o dal libro? Stavolta ho l’imbarazzo della scelta. Vorrei parlare di entrambe. Inizio così: il lettore si troverà di fronte ad un romanzo horror thriller, scritto da uno scrittore sardo, ambientato in terra sarda, precisamente nel sulcitano, su una collina dove si compiono riti "inconsueti" e dove si cela l'arcano di un misterioso petroglifo... Cosa ne pensate? Io dico che è una bella e intrigante miscellanea!Non posso fare a meno di sottolineare il rispetto che Giancarlo nutre per la Sardegna, ciò risulta palpabile sin dalle prime battute del suo romanzo. Le tematiche prevedono la necessaria trasposizione dell’ambientazione, vi troverete spettatori di un “teatro” di colpi di scena, la cui piattaforma è permeata da efferati omicidi e luoghi lugubri, tuttavia l’autore non si esonera dal descrivere in maniera riguardosa ed elegante, anche l’aspetto imperscrutabile di questa meravigliosa isola in cui si svolgono delitti da brivido. Con particolare fantasia l’autore inventa il nome della location: Solus, così si chiama il paese, dotato di un palcoscenico che trasuda scene cruente e personaggi ben disegnati. Ecco, io credo che Ibba detenga una capacità descrittiva degna di un sincero apprezzamento. Sin dalle prime pagine ho potuto immaginare volti, paesaggi e stati d’animo attraverso le sue parole. Quando un lettore può in qualche modo compiere questa azione, vuol dire che siamo decisamente a buon punto. Sicuramente la passione e la conoscenza di un argomento caro, quale quello della terra natia, ha dato una grossa mano alla riuscita di questo thriller. Qualcosa di familiare scorre tra le righe, da conterranea ho avvertito quel filo di Arianna che decreta la Sardegna come una delle regioni più tenebrose e misteriose. Le scelte dello scrittore sardo non sono casuali, ha utilizzato infatti un prezioso asso nella manica, insomma ha giocato in casa, passatemi i termini, e ha fatto non bene, di più! Le figure che più mi hanno colpita sono state quella di Francesca e Tommaso, mamma e figlio. Ben descritto il legame, da una parte ansiogeno quello di lei, dall’altra quasi distaccato quello di lui. La morte del padre ha indubbiamente segnato le sorti di questa famiglia che tenta di sfuggire al dolore aggrappandosi alla quotidianità, presto stravolta da eventi terribili. Un altro elemento coinvolgente è un oscuro manoscritto che nasconde segreti inviolati… Ma torniamo ai personaggi, altra figura importante, è Giovanni, che in preda ai suoi deliri risulta ambiguo e fuorviato da “elementi” esterni alla sua volontà, essi per l’appunto lo inducono a compiere azioni che hanno il sentore del non ritorno. Nella Carbonia de “L’alba del sacrificio” scivolano eventi raccapriccianti ai quali risulta difficile sin da subito, dare delle spiegazioni plausibili. I caratteri dei protagonisti chiariscono aspetti psicologici deviati che sposano perfettamente l’intento di rimescolare gli avvenimenti e lasciare così, chiavi di lettura diverse e continue ipotesi su incredibili accadimenti. Persino gli agenti di polizia hanno un aspetto ben studiato e ben legato, delineando anche alcuni aspetti umani per nulla scontati. I dialoghi sono cuciti bene addosso all’intero racconto e l’autore devo dire padroneggia e sfoggia un lessico che appare volutamente ricercato. Il meccanismo funziona, è scorrevole, ogni personalità acquisisce una sua unicità di espressione prestando al libro una coerenza che si evolve con un buon ritmo, pur non sfuggendo alla trama ben costruita. Insomma, la curiosità tiene incollati fino all’ultima pagina. Mi è piaciuta molto anche la parte finale dove l’autore racconta la sua passione per la scrittura e il modo in cui ha trovato gli spunti per creare il suo manoscritto, una mossa originale per parlare di sé e del suo percorso da scrittore con estrema umiltà.
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il 6 ottobre 2017
Questa Opera seconda di Ibba è un romanzo Horror che lascia il segno nel lettore, sia a parole concluse e soprattutto a parole in corso d’opera che mai e poi mai si vorrebbero accantonare per le incombenze quotidiane e personali di ognuno. Ibba si dimostra subito un gran maestro di parole creando suggestioni e ambienti che ci investono completamente appena ci si lascia irretire dalla trama, e non è difficile abbandonarsi a queste atmosfere gotiche e irreali che l’autore sa costruire credibilmente alla perfezione.
Viene facile accostare questo romanzo ai noti racconti di E.A.Poe e il paragone non è assolutamente fuori luogo. Come Poe anche Ibba sa disegnare situazioni nelle quali immergersi completamente, respirarle e osservarle con un costante senso di timore e smarrimento, perdendocisi dentro, appunto, senza soluzione di respiro rilassato.
“L’alba del sacrificio” è quella del Solstizio d’inverno ed è un’alba che per noi lettori nasce la prima volta nel 719 a.C, nel Sulcis in Sardegna dove tutta la storia ha poi dimora di svolgimento.
Con l’espediente riuscitissimo di un diario-racconto che Michele Cannas, il padre del protagonista Tommaso, scrive a futura memoria del figlio di fatti misteriosi e innaturali dei quali è stato scomodo e spaventato testimone nel 1952 mentre svolgeva le sue mansioni di infermiere (alle prime armi) nella lugubre e spaventosa Villa Massida, possiamo rivivere situazioni che altro non sono che una specie di presequel dei drammatici eventi che nel 1991 vedono protagonisti Giovanni Massida e la sua famiglia, attuali abitanti di Villa Massida. Sempre nel Sulcis e sempre in occasione di un Solstizio d’inverno.
Inquietanti e spaventosi colpi di scena si susseguono senza soluzione di continuità e la bravura di Ibba è quella di non cadere mai nel grottesco e nel ridicolo nel proporci situazioni che potrebbero essere non credibili ma che di contro, anzi, ci tolgono credibilmente il fiato.
Personalmente ho avuto più di un reale e fisico sussulto nelle vicende narrate nell’obitorio e questo pur essendo io un abituale lettore di genere horror e trovarmi poi immerso nelle inquietanti architetture in movimento sia spaziale che temporale di Villa Massida è stata davvero un’esperienza intensa. La complessità della trama che ha concreti appigli nella storia e nella tradizione sarda poteva rischiare di disorientare in qualche modo il lettore e il finale un po’ macchinoso poteva far nascere qualche perplessità. Così però non è stato. Onore al merito e al talento di Giancarlo Ibba.
Il finale apparente poi è ben lontano dal lieto fine che ognuno desidera leggere e, quasi sicuramente, non è nemmeno il definitivo finale di queste vicende.
Inutile dire che aspetterò con ansia l’eventuale proseguimento di questo avvincente romanzo come lo stesso autore pare promettere nelle note conclusive.
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il 10 luglio 2015
Inizia quasi come un romanzo psicologico, questo di Giancarlo Ibba, giocato sul filo dell’ambiguità tra realtà e allucinazioni: c’è un uomo che sente delle voci e cerca di mantenere la sua mente fuori dal vischioso gorgo della patologia psichiatrica, dentro il quale molti della sua famiglia sono in passato sprofondati.
Ci riesce solo per poco, ma ancora il delitto, malgrado la sua estrema atrocità, potrebbe svolgersi entro i confini della realtà a noi più familiare ed essere materia di indagine per un normale investigatore. Invece in poche pagine l’autore cambia le carte in tavola: lo zombie è una sorpresa, ed anche estremamente orrida.
Nel mondo descritto dal romanzo, simile al nostro ma anche parecchio diverso, come l’autore stesso spiega in una postfazione, l’illusione è la vita quotidiana, la realtà sono le voci, i demoni e le antiche maledizioni.
Lo scoprirà Tommaso, giovane avvocato, strappato all’aspirazione ad una vita normale dall’irrompere del mostruoso nella sua vita, e che si contenderà l’azione, per il resto del romanzo, con il putrefatto co-protagonista, lo zombie, appunto, in una lotta tra bene e male che avrà il fulcro nella spaventosa villa Massidda, grandiosa come una cattedrale e allegra come una tomba, fuori dalle cui finestre prende corpo una Sardegna fredda e ostile, all’interno della quale gli avvenimenti del passato e del presente paiono continuamente rimescolarsi, e dove il bene e il male inopinatamente si confondono fino a non far più comprendere al lettore quale dei due contendenti spera esca vittorioso dalla contesa.
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il 19 settembre 2014
Il secondo libro di Giancarlo Ibba, ”L’alba del sacrificio”, è decisamente un horror thriller, ma non solo, che miscela sapientemente gli elementi che caratterizzano questi generi, arricchendoli di sfumature solitamente inconsuete per molti lettori nostrani.
Primo di essi è l’ambientazione in cui si svolge la vicenda: un’immaginario paese, Solus, che da tempi antichissimi ospita, non notati, gli ultimi rappresentanti di una antica popolazione i cui appartenenti continuano a praticare riti di un culto altrimenti dimenticato.
Le descrizioni degli ambienti che, nel caso di questo libro, diventano a volte un virtuosismo dato la complessità di certe location.
Poi, il folclore locale che viene miscelato dall’autore con atmosfere da brivido, nelle quali gli avvenimenti si susseguono a ritmo serrato coinvolgendo il lettore in macchinazioni sovrannaturali e inseguimenti inarrestabili.
Inoltre, c’è un libro dentro il libro, una specie di “lettura matrioska”, espediente attraverso il quale, Ibba, ci illumina su avvenimenti precedenti che hanno condotto i protagonisti, oggi, a trovarsi in quelle situazioni pericolose attraverso cui si dipana la storia.
Oltre al sovrannaturale viene inserito, nel contesto della narrazione, anche un pizzico di fantascienza, ottenendo così una nuova sfumatura narrativa.
I protagonisti sono ben delineati e lo stile è accattivante, arricchito da molte “citazioni” seminascoste, che il lettore può divertirsi a individuare. Il libro, in certe parti decisamente crudo e crudele, ha decisamente le caratteristiche dell'horror, ma sono talmente tanti gli ingredienti e così ben miscelati che definirei questo stile New Gothic, anche per i richiami alle atmosfere cupe di una certa letteratura classica mai dimenticata.
Sicuramente un’ottima opera, un libro composito e coinvolgente, così avvincente che è stato per me, un dispiacere lasciarlo nei momenti in cui ho dovuto sospenderne la lettura.
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il 4 dicembre 2017
Una trama molto contorta e un finale da brivido , ti trasportano in un mondo ai confini del reale.. Molto bene.
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I PRIMI 1000 RECENSORIil 20 ottobre 2014
Particolare romanzo horror ambientato in una Sardegna al di fuori degli stereotipi turistici , fredda , buia e mal disposta .
L'autore , in possesso di un buon ritmo narrativo , ci conduce attraverso i secoli ed i millenni raccontando una storia di malvagità , inganno e perdizione , con al centro del racconto una casa maledetta , un po' casa Usher , un po' Shunned house di H.P.Locecraft .
Se qualche appunto si può fare è sulla stereotipicità di alcuni personaggi , soprattutto di contorno , la madre , la ragazza del protagonista , i servi della magione , ma sono poche cose , forse una maggiore fluidità in alcuni punti sarebbe servita ad alzare il ritmo , soprattutto nella parte centrale .
Merita comunque il plauso aver saputo creare un connubio non facile , antiche leggende sarde , trama horror , un contesto contemporaneo e , non per ultimo , un finale davvero indovinato che ribalta tutto in poche righe.
Davvero un acquisto consigliato agli amanti del genere che cercano qualcosa di diverso ..
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il 30 ottobre 2013
Thriller? Giallo? Horror? Noir?
Difficile classificarlo. Di tutto un po' mi viene da dire, ma con grande equilibrio e naturalezza.
Ben scritto, appassionante, tiene con il fiato sospeso.
Insomma, un libro che ho letteralmente divorato.
Sono un appassionato lettore di Stephen King e devo dire che L'alba del sacrificio l'ho letto e apprezzato con la stessa intensità con cui affronto una lettura del grande King.
L'autore nelle ultime pagine racconta la genesi e lo sviluppo di questo romanzo che ha visto passare diversi anni prima di essere pronto. Devo dire che l'accuratezza delle descrizioni, delle ricerche fatte e lo sviluppo e ritmo narrativo evidenziano una grande maturità che non credo sia solo frutto di sedimentazione. E' anche una maturità nell'arte dello scrivere di Giancarlo, che fanno di questo libro un testo da non lasciarsi sfuggire.
L'unico suggerimento che mi sento di dare all'autore è questo: non lasciar passare così tanto tempo per il prossimo. Farai contenti molti di noi che hanno avuto la possibilità di leggere e apprezzare L'alba del sacrificio.
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il 21 settembre 2014
Un romanzo che non annoia e si lascia leggere con facilità. In poco più di 350 pagine l'autore ci immerge in una intrigante storia thriller-horror. I personaggi (soprattutto i protagonisti principali) emergono dalle pagine con una spontaneità inusuale, quelli secondari ( il poliziotto un po' imbranato, per esempio) arrichiscono lo scenario in cui si svolge la vicenda. Ci si immedesima subito nella loro vita qualunque e, quando l'orrore e il mistero entrano in scena, è difficile decidere se parteggiare per le vittime o per il carnefice. Alcuni dettagli truculenti, forse, non sono adatti a tutti i lettori. Finale spiazzante.
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il 2 luglio 2014
Un giretto in questo Sulcis vero solo a metà è caldamente consigliato a tutti quei lettori che tra una riga l'altra hanno bisogno di nuotare in un mare di sangue. L'idea è buona e l'intreccio è costruito davvero molto bene. Secondo il mio mo(L)esto parere Ibba si becca 5 stelle.
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il 6 maggio 2016
Sono svariati i motivi per cui questo romanzo si legge con piacere, anche quando la fredda crudeltà di alcune scene produce reazioni emotive non certo piacevoli. Il principale motivo per apprezzarlo, è che il lettore viene sapientemente calato in atmosfere macabre e sovrannaturali, morbosamente malate, che richiamano indiscutibilmente Edgar A. Poe, attraverso abili descrizioni di ambientazioni sospese tra realtà e incubo. Non è da tutti quella capacità, propria di Poe, di farti credere che tutto ciò che stai leggendo sia plausibile benché assurdo, capacità necessaria a non scivolare nel grottesco e che Ibba sembra proprio possedere. In alcuni punti la lettura è effettivamente appesantita da descrizioni così particolareggiate da rallentare l’azione, presente invece in altre parti; ma si sbaglierebbe a considerarlo un limite della scrittura. Se infatti ci si lascia condurre dall’autore, ci si ritrova fiato sospeso, respirazione rallentata, ad osservarci intorno come fossimo dentro la scena, i muscoli paralizzati ad aspettare il pericolo che ci colpirà da un momento all’altro. E poi bam, riesplode l’azione. Forse un po’ macchinosa la ricostruzione finale, ma comunque un bel libro, che lascia in bocca l’amaro di una consapevolezza: anche la battaglia più coraggiosa ed apparentemente giusta nulla può, per cambiare un destino scritto nel dna di una famiglia maledetta.
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