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il 25 marzo 2016
E' il terzo libro di Giorgio Scerbanenco della saga di Luca Lamberti che leggo dopo "I Milanesi ammazzano il Sabato" e "Traditori di Tutti".
Mi è piaciuto, ma non mi ha appassionato come gli altri.

E' il primo della serie e ci presenta il personaggio di Duca e gli altri protagonisti (Carrua, Mascaranti, Livia) che ritroveremo poi anche negli altri romanzi.

Come in tutti i racconti di Scerbanenco la scrittura è allo stesso tempo arcaica e innovativa, ma lo stile fatica un po' a diventare quello inconfondibile che caratterizzerà i romanzi successivi.

E' come se il libro stesso, sia nella trama sia nello stile, fatichi un po' a ingranare, con Scerbanenco sperimentando e tornando sui suoi passi, ancora alla ricerca di uno stile, un'ambientazione e una caratterizzazione dei personaggi non ancora del tutto chiari.

Poi, poco a poco, le pennellate si fanno più precise, la sintassi si scioglie e acquista vigore, il crescendo di violenza e lo sviluppo della trama diventano anche un crescendo di stile e di definizione dei protagonisti.

L'ultima parte è decisamente la più bella e spalanca al lettore quel mondo Scerbanenchiano che verrà immortalato nei romanzi successivi della serie, soprattutto "Traditori di tutti", a mio parere il più bello tra quelli già letti.

Non mi resta che acquistare "I ragazzi del massacro", per dare un giudizio su tutta la saga.
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il 6 ottobre 2016
Personaggio molto umano, un poco ruvido ma dolcissimo con chi è meno fortunato, con chi ha la sensibilità così esasperata da soccombere alla vita, alla quotidianità. Il giorno non è tutto rose e fiori per nessuno ma ad alcuni la natura ha fornito la corazza della superficialità, del disinteresse, dell'organismo, dell' assenza assoluta di quella empatia e compassione che fa sentire uomo tra gli uomini. Questo Duca Lamberti lo sa perché lo ha provato sulla propria pelle. Ho pensato alla fine del libro dopo aver letto l'autobiografia di Scerbanenco che sì, Duca Lamberti è Giorgio Scerbanenco. È il primo libro di questo autore che ho letto e mi è piaciuto tantissimo per la sua moderna visione della vita e per il modo di lottare contro le sue ingiustizie. Leggerò sicuramente altri suoi romanzi e consiglio vivamente a tutti di leggere questo
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il 20 gennaio 2018
Molto piacevole anche quest'altra indagine di Duca Lamberti ( la prima in verità ) in cui l'Autore delinea con precisione i caratteri dei protagonisti principali (Lamberti, Carrua, Mascaranti, Livia). Per questo sarebbe meglio iniziare proprio da questo primo capitolo della serie e poi leggere gli altri.
Bella storia e interessante indagine di questo pseudo poliziotto che oltre a perseveranza e sagacia dimostra di essere oltretutto un uomo buono e sensibile.
Nota a parte di grande merito è per l'interessante e commovente breve biografia dell'Autore nelle pagine finali del libro.
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il 10 ottobre 2017
primo romanzo che leggo di quest'autore, un giallo tenero in cui il sesso si fa solo intendere e non è mai esplicito, non parolacce ed immagini forzatamente truculente, una Milano che ci ha lasciati per fare posto a questo calderone in ebollizione. Il protagonista, Duca Lamberti, è un medico che è stato incriminato per una pietosa eutanasia che gli è costata il carcere e la radiazione dall'albo, si trasforma in un umanissimo detective e risolve il caso affidatogli. In calce una inaspettata biografia dell'autore.
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il 22 settembre 2016
Purtroppo solo ora scopro uno scrittore come Scerbanenco.
La scoperta si è rivelata molto gradita. Mi è piaciuto subito lo stile asciutto e di grande tecnica, la storia interessante e i personaggi delineati bene anche con poco. Assenza di sdolcinatezze e nessun senso di "già letto" . Storia italiana e neanche tanto databile, anzi, maledettamente attuale. L'Italia che si legge in questo giallo è reale ed anche triste, un'altra faccia della nostra società che in alcuni ambiti non si è affatto evoluta. Un autore che consiglio e che continuerò a leggere
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il 1 agosto 2014
Grazie per la pubblicazione in formato kindle di questo primo romanzo di Duca Lamberti, avevo letto gli altri due e mi sono affezionata al personaggio, ora ne conosco la genesi e posso comprendere meglio gli altri racconti. Apprezzo inoltre lo stile di Scerbanenco e il suo italiano ricco ed elegante, resta in assoluto uno dei miei autori preferiti. Meriterebbe di essere conosciuto anche dai più giovani riproponendo le sue opere e diffondendone la presentazione e la lettura.
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il 4 giugno 2017
Un bellissimo giallo che ci restituisce uno spaccato di una Milano ritratta negli anni 60', e che si accinge a diventare metropoli, scritto dalla penna di Scerbanenco che ha avuto l'intuizione di creare il primo detective italiano "antieroe" lontano dagli stereotipi dei detective americani, una scia seguita poi da tanti altri autori di gialli italiani come Fruttero e Lucentini, Loriano Macchiavelli, Carlo Lucarelli, Camilleri ecc., ma il primo è stato Scerbanenco con il suo Duca Lamberti . Ho prestato questo libro in passato ma ho voluto ricomprarlo perchè è il primo romanzo di Giorgio Scerbanenco
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il 26 agosto 2014
Premetto che adoro Scerbanenco È il primo romanzo del ciclo di Duca Lamberti medico radiato dall'ordine e condannato a tre anni di carcere con l'accusa di eutanasia per aver aiutato la signora Maldrigati a morire. A Lamberti viene affidato Davide il figlio di un ricco industriale affinché lo aiuti a uscire dall'apatia e dall'abuso di alcool in cui è caduto da un anno. Lamberti riesce a scoprire il motivo che spinge il ragazzo a tali comportamenti: egli crede di essere la causa della morte di una ragazza. Insieme scopriranno che che ............. DA LEGGERE TUTTO D'UN FIATO
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il 14 luglio 2016
Un bel libro davvero, scritto negli anni '60, ambientato in una Milano che sta crescendo nel boom economico, la motorizzazione di massa, il benessere e i peccati di una società moderna, le veneri private, quello che non diresti mai, quelle che non sospetteresti mai.
Un libro moderno, una storia che ti prende fino all'ultima pagina, un personaggio come Duca Lamberti, davvero straordinario
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il 20 agosto 2014
Uno dei romanzi che hanno definito il "noir" italiano, ricco di personaggi in chiaroscuro, investigatori a vario titolo senza essere supereroi o superpoliziotti, con tutti i dubbi e le debolezze che ti aspetteresti in una persona comune. I personaggi sono ben definiti e credibili, l'ambientazione coinvolgente, la trama non risente del tempo che è passato, se non per il trattamento del personaggio omosessuale, in cui riaffiora forse il retroterra slavo dell'autore, e che oggi sarebbe probabilmente più "politically correct". Assolutamente imperdibili le pagine finali autobiografiche, che valgono quanto un romanzo e inquadrano magnificamente la personalità dell'autore,
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