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Recensioni clienti

4,0 su 5 stelle
19
Malerba
Formato: Formato Kindle|Cambia
Prezzo:8,99 €


il 26 gennaio 2017
Carmelo Sardo racconta Giuseppe, sotto lo pseudonimo di Antonio Brasso, sin dalla sua infanzia di “malerba”. Un'infanzia intrecciata col dispiacere delle delusioni inferte alla sua mamma. La mamma che protegge i cuccioli, la mamma che lo culla tra le braccia e resta l'unica a credergli. La fonte inesauribile d'amore. Quando Carmelo gli ha consegnato la targa del Premio, Giuseppe lo ha dedicato a lei, mentre commosso diceva che per la prima volta la sua mamma avrebbe potuto non vergognarsi di lui. È una restituzione anche questa, che compensa il dispiacere di non aver potuto condividere con lei la sua laurea. Torna l'amore, l'amore che chiude sempre il cerchio e restituisce, anche quando la vita vorrebbe impedirlo.
Nel vuoto del suo mondo che si chiama cella, gli occhi cercano riposo dalla lettura e ripercorrono sulle palpebre chiuse le più belle scene d'amore e passione della sua vita. E lui le racconta così, attraverso un narratore impercettibile, come se ogni volta il corpo tornasse a lacerarsi dal piacere e l'anima a cercare di capire perché. Ci si ritrova rapiti nelle avventure amburghesi di questo baro sconvolgente, eppure irrimediabilmente sensibile. Dotato di un'umanità che nemmeno lui riesce ad ammettere.
D'un tratto arriva la cesura, la strage di Porto Empedocle, l'assurdo, l'inconsapevolezza, l'innesco silenzioso e poi sempre più turbolento della reazione a catena della vendetta. Tolstoj, che un giorno lo conquisterà e lo logorerà in prigione, non accordava ai suoi protagonisti una reale, attiva e consapevole possibilità di scelta: felicità e tragedia assolvevano a un determinismo asettico, a tratti fatale, prossimo alla necessità immanente. Oggi, Giuseppe cerca di farci comprendere il suo percorso di vendetta. Racconta che prima di tutto lui era proprio un delinquente di natura. Poi il contesto, la cultura non hanno consentito al suo ventaglio delle possibilità di aprirsi, di scegliere. Era convinto che fra Stato e mafia non ci fosse una frontiera, perché quello Stato non sapeva difendere nemmeno i suoi uomini migliori. Era lo Stato costretto a recludere Falcone e Borsellino all'Asinara per consentirgli di istituire il maxiprocesso. Era lo Stato che aveva lasciato mafia e stidda a sé stesse, perché se la risolvessero fra loro.
Oggi Giuseppe scrive e sente le regole, quel filo che serve a tessere la libertà, le regole che non si raggiungono con l'istinto, ma con l'educazione. Il percorso che insegna a riconoscere i confini e dentro quelli a sentirsi “liberi”. La libertà diventa quello che è: armonia con l'altro, con tutta la comunità.
E scrive “perdono” senza chiederlo davvero, perché lui stesso non pensa perdonabile il peso umano delle sue “azioni militari”. “La pena è il compito e il diritto di ogni detenuto a ripensare fino in fondo la propria storia - ha detto il professore Giuseppe Ferraro - e questo libro non è una richiesta di assoluzione, ma un'opera di resipiscenza”. Non chiede niente Giuseppe Grassonelli, né sconti, né altro. Se possibile magari solo comprensione. Nella profonda consapevolezza della sua condanna a vivere senza esistere, restituisce i suoi errori esortando i giovani a non sbagliare, a vedere e sentire la libertà.
Eppure il lettore che chiude il libro sulla sua foto ancora ventenne, si ritrova con tante domande che rimbalzano fra l'anima e la mente, e le sinapsi si saturano di dubbi. Si, perché qui un uomo sta raccontando la sua vita “finita” mentre è vivo e, però, non esiste più.
Quid est limes? Si cammina su una lama affilata, bisogna mantenere l'equilibrio senza tagliarsi. Da un lato c'è un killer, dall'altro un ragazzo che abbraccia la morte cruenta dei suoi affetti. Su una faccia di quella lama c'è il sangue e il dolore di tante vite interrotte, sull'altra c'è la “vita negata” di un uomo che è ritornato. E “la question” di Alleg riesplode dirompente e, come un sottofondo, Calvino ripete: “Chi agisce bene nella storia, anche se il mondo è il Cottolengo, è nel giusto. Certo essere nel giusto è troppo poco” (La giornata di uno scrutatore, 1963).
Circolo della Lettura "Barbara Cosentino"
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il 25 agosto 2016
Un libro molto bello, i brevi capitoli lo fanno scorrere molto velocemente grazie anche al fluido racconto. Commoventi le lettere del padre
inserite nell'ultimo capitolo. Si denota che l'autore è un uomo cambiato tanto che nel racconto sembra quasi inverosimile che un "un bravo ragazzo" che vive di truffe si trasformi così velocemente in un killer. Sembra la storia di un ragazzo agitato a cui piace la bella vita ma che non avrebbe mai ucciso una mosca se non fosse stato costretto. Questo mi lascia un po' perplesso. Comunque dalle parole del libro si denota il cambiamento dell'autore che spero trovi la libertà se veramente meritata visto che in Italia tantissimi "pentiti dell momento giusto" hanno amazzato un sacco di gente e sono liberi senza aver fatto un giorno di carcere.
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il 25 settembre 2014
La storia di un killer durante una guerra di mafia... ma un uomo, che ha commesso innumerevoli reati e che in carcere ha ritrovato se stesso, si è rimesso completamente in discussione, Racconta della sua vita, delle sue decisioni sbagliate, dei motivi che l'hanno spinto a prendere certe decisioni anche quando intuiva fossero sbagliate. Non si autocommisera mai, ma c'è un fondo amaro nella riflessione di una persona che il carcere ha 'recuperato', riportato alla legalità ma che nonostante tutto rimane condannato alla 'fine-pena-mai" senza poter accedere a nessun tipo di concessione che allevii il peso di una detenzione a vita.
Ti coinvolge, ti porta dentro la sua vita frenetica e nella sua riflessione su di essa e sulla realtà della mafia degli anni 80 -90. Consigliato assolutamente.
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il 29 ottobre 2014
Una realtà amara e sofferta , un ottimo libro . Un personaggio vero , indimenticabile , che sta pagando duramente i suoi errori , che non cerca scuse , spietato verso se stesso e finalmente consapevole . Un uomo che venti anni di carcere hanno cambiato , un uomo che riterrei ben più di altri , ora meritevole della grazia . Un libro che affascina e rimane dentro , che ci aiuta a capire .
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il 1 dicembre 2014
Un gran bel libro,ben scritto, intendendo per ben scritto,scritto in maniera intelligente, un libro che fa riflettere,che ti fa pensare.
Un libro che si potrebbe leggere anche 2 volte per coglierne al meglio tutte le sfumature a volte molto sottili.
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il 2 ottobre 2014
Una prosa scorrevole e veloce, forse purtroppo a volte, visto il tema trattato, poco profonda. Il momento più interessante è quello in cui tratta delle logiche che stanno dietro la nascita delle faide familiari in Sicilia e a come ciò che genericamente viene definito Mafia entri in modo inaspettato nella vita delle persone.
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il 5 settembre 2014
Non vorresti che finisse mai, è una fotografia di quanto è successo in Sicilia negli anni 80 ma soprattutto è la storia di qualcuno che a suo modo ha combattuto contro la mafia con gli stessi mezzi.
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il 26 dicembre 2017
Bel libro mi sto appassionando a questa storia realmente accaduta ed è scritta bene, scorrevole nella lettura. Una pecca sul ritaglio dei fogli imprecisi, fogli tagliati più larghi e altri più corti e si vedono ad occhio nudo.
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il 16 febbraio 2018
Emozionante e convincente, evidenzia i limiti di un sistema che non valuta adeguatamente l'effettivo recupero dei soggetti nella sua condizione
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il 5 dicembre 2014
Malerba.
Sogetto interessante. Lettura facile. Protagonista descritto con molta chiarezza e realismo. Paragonabile a romanzi famosi come "Delitto e Castigo".
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