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il 9 aprile 2016
Per un curioso gioco del destino, il lancio di “Purity” in Italia è coinciso quasi perfettamente con l’esplosione dello scandalo dei Panama Papers. All’interno dell’opera di Franzen non vengono scandagliati, ovviamente, i segreti della Mossack-Fonseca. L’autore, però, tratta con la maestria del grande narratore il tema dei leaks, indugiando fra l’altro sul cono d’ombra dell’informazione digitale e – più in generale – sul senso di responsabilità che dovrebbe dividere chi opera per la stampa da chi, nella vita, fa l’hacker. Una distinzione non da poco in un’epoca come la nostra, nella quale spesso i ruoli si confondono e il discorso pubblico si trasforma in un linciaggio di piazza o, alternativamente, nella santificazione di sinistre figure (Assange, Snowden) elette a modello su scala planetaria.

Come ne “Le correzioni” e in “Libertà”, ma a mio avviso con meno brio, Franzen distrugge il mito dell’eroe letterario, presentando la meschinità dei protagonisti, il carico di contraddizioni che caratterizza ciascuno degli attori. Ogni figura ha la sua storia e ogni storia è in parte buia, tanto da definire un complesso mosaico in chiaroscuro in cui è difficile concepire un concetto pur blando di virtù. Ciascuno è imperfetto a modo proprio, nella cornice di un racconto che si snoda lungo un ventennio fra la Repubblica Democratica Tedesca e la Bolivia.

Le pagine scorrono via velocemente e ogni capitolo, apparentemente slegato dal precedente, si collega in realtà all’altro in una trama lineare e coinvolgente. L’idea che i social network abbiano trasformato la nostra routine quotidiana in una costante corsa al perfezionamento del brand, laddove il marchio da promuovere è la nostra stessa vita, patinata e tirata a lustro per la rete, è tanto semplice quanto geniale. Merita menzione, inoltre, la riflessione sull’impatto devastante che una leadership forte può avere su personalità fragili, disposte a lasciarsi guidare incondizionatamente, ad assecondare ogni istinto del capo carismatico, anche quelli più umilianti.

Franzen si conferma l’autore più eclettico della cultura contemporanea, affetto forse dall’ossessione di voler creare il romanzo dell’epoca, quello che meglio degli altri potrà descrivere ai posteri lo zeitgeist di questi anni. Un’ossessione che però gli consente di reinterpretare perennemente i temi della modernità da un angolo visuale arguto e mai banale.
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il 13 dicembre 2016
Molte storie e molti personaggi vivono in questo libro, storie e personaggi a tratti surreali, ma sempre emotivamente vividi, coinvolgenti. Purity regala al lettore molto piú di quanto promesso nelle recensioni. Gigantesco.
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il 5 agosto 2016
Complesso e avvincente. Personaggi attuali, reali, i serviti in un contesto testo globale dove non è difficile riconoscere e riconoscersi.
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il 13 febbraio 2017
Ogni suo libro (pochi e distanziati negli anni) é un'opera d'arte. I suoi personaggi e le loro psicosi sono terribilmente attuali
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il 30 maggio 2016
Purity conferma la grandezza di Franzen, un autore capace di spostare avanti l'asticella della letteratura, di farci comprendere la potenza della frase scritta e la sua unicità nell'era del digitale, del video e del parlato. Ho trovato Purity leggermente inferiore a Libertà e Le correzioni (ma consentitemi il "secondo sguardo", per scovare altre bellezze), solo per il finale che mi è sembrato un po' repentino. Per il resto, Purity è un pezzo di grande letteratura, destinato a rimanere nella storia come gli altri precedenti di Franzen. Di particolare, inoltre, ha una costruzione bellissima e creazioni grandiose, come la straordinaria complessità del rapporto tra Tom e Anabel, talmente complesso da diventare un'opera d'arte in sè. Anche in Purity si esalta quella che mi pare la più grande dote di Franzen, lo scavare negli anfratti più reconditi e nascosti della mente umana e il raccontare quello che c'è dentro. Come ci racconta Franzen da dentro, non riesce nessuno che sia altro dal raccontato. Solo il vero Andreas avrebbe potuto raccontarsi in quel modo, compresi i suoi lati pià oscuri e imbarazzanti, ma il vero Andreas non esiste. Allora tanto più onore allo scrittore americano, augurandomi di non dover apettare molto per leggere il suo prossimo libro.
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il 13 aprile 2016
Se avete amato Le Correzioni o Libertà non potrete non amare l'ultimo suo lavoro. Intenso e coinvolgente riesce però a spiazzare con una costruzione narrativa inaspettata e, all'inizio, sorprendente.
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il 17 aprile 2017
Peccato non ci sia la possibilita'delle 6 stelle...La sua bravura è tale (ciò che lo rende antipatico a molti)che riuscirebbe a rendere affascinante anche una rivisitazione dell'elenco telefonico. Senza dubbio il più grande scrittore d'America!
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il 8 aprile 2016
Un libro affascinante anche se difficile per i suoi continui flash back. Siamo di fronte al massimo esponente della letteratura americana
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il 13 dicembre 2016
Un romanzo saturo di tutti gli ingredienti “in” dell'ultimo trentennio pescando da McEwan che, a paragone, diventa essenziale. Un flusso ininterrotto di temi e difficoltà in cui ciascuno dei protagonisti incappa e in un certo qual modo ne esce. Più di seicento pagine per descrivere il nulla.
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il 15 agosto 2016
bisogna superare i primi due capitoli. dopo il libro ingrana.il ritmo cresce la trama si infittisce e i personaggi prendono spessore congrandi dialoghi e una prosa torrenziale e
ricchissima. un grande libro.
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