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La rabbia e l'algoritmo. Il grillismo preso sul serio Copertina flessibile – 18 maggio 2017
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- Lunghezza stampa91 pagine
- LinguaItaliano
- EditoreMarsilio
- Data di pubblicazione18 maggio 2017
- Dimensioni20.1 x 1.1 x 12.1 cm
- ISBN-108831727737
- ISBN-13978-8831727730
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Dettagli prodotto
- Editore : Marsilio (18 maggio 2017)
- Lingua : Italiano
- Copertina flessibile : 91 pagine
- ISBN-10 : 8831727737
- ISBN-13 : 978-8831727730
- Peso articolo : 100 g
- Dimensioni : 20.1 x 1.1 x 12.1 cm
- Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 389.832 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)
- n. 598 in Partiti politici (Libri)
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Alla base del ragionamento Da Empoli pone la teoria della rabbia di Peter Sloterdijk del 2006 all’origine degli attuali populismi. Secondo tale tesi la rabbia è un sentimento insopprimibile che attraversa da sempre tutte le società ed è alimentata a torto o a ragione da coloro che ritengono di essere esclusi, discriminati o poco ascoltati.
Oggi la religione ha abbandonato i toni da giudizio universale e la sinistra si è convertita ai principi della democrazia liberale e alle regole del mercato non riuscendo più a calmierare la rabbia in una società in continua trasformazione e in un contesto di crisi economica acuta. Trovo tale tesi originale sebbene per certi aspetti troppo semplificante della realtà che ci circonda.
Ora le forze della rabbia si sono riorganizzate trovando espressione nella galassia dei nuovi nazionalismi.
Secondo il Da Empoli la forza del M5S si basa sull’unione di due componenti quella analogica e quella digitale, che trovano una sintesi politica. La componente analogica è incarnata da Beppe Grillo e conferisce passione e calore al movimento. La componente digitale è incarnata da Casaleggio che introduce l’algoritmo attraverso la sua nuova piattaforma informatica.
Il grillismo è quindi la proposta politica formattata per l’era dei reality show. Il trionfo dell’uomo comune messo al centro della scena, la presa del potere da parte dello spettatore sovrano che partecipa, decide e sanziona, rigetta le élite, e coltiva il culto della trasparenza e la dittatura dello streaming. Persino le espulsioni dal M5S possono essere lette come un richiamo al canone del reality.
Ma la domanda dell’autore è: “Chi governa la macchina, chi decide lo spartito?”. La risposta è naturale, la Casaleggio Associati. La piattaforma digitale quindi diventa non solo un luogo di comunicazione, la fonte primaria dell’identità e dell’appartenenza al Movimento, ma al contempo per l’élite del movimento (Davide Casaleggio prima di tutto) la Rete è controllo.
La Casaleggio Associati infatti, come tutte le grandi società che trattano i Big Data utilizzano le informazioni dei propri utenti per trarne profitto. Lo fa Google, lo fa Amazon, lo fa FB. Ma i dati ormai vengono utilizzati anche dalla politica. Obama è stato rieletto nel 2012 anche per utilizzo di questi dati. L’Italia e l’Europa arrivano sempre un pochino in ritardo rispetto agli Stati Uniti e nel nostro Paese solo il M5S ha compreso l’importanza dell’utilizzo di questi algoritmi e sta approfittando della posizione dominante, come Berlusconi aveva fatto negli anni ‘90 quando aveva utilizzato il media catodico per le elezioni del 1994.
Il Movimento quindi non funziona come un Movimento tradizionale ma come il PageRank di Google. Non ha una visione né un programma né un contenuto. È un semplice algoritmo costruito per intercettare il consenso sulla base degli argomenti che tirano. Grillo e Casaleggio decidono sulla base dei Big data e si limitano a dare un raddrizzata quando i loro dirigenti / aderenti rischiano di farli finire fuori strada.
Questa analisi porta a pensare che tutto ciò non è altro che l’estrema conseguenza del populismo berlusconiano e non solo che utilizzava i sondaggi per prendere le decisioni politiche più importanti e per definire le piattaforme politiche.
L’unico modo per vincere è puntare sulla qualità. Il che significa rivalutare la nozione di classe dirigente. Bisogna dare speranza e avere una visione del futuro. L’algoritmo è potente ma si limita a fotografare l’esistente. È in grado di dare all’opinione pubblica ciò che vuole, ma non di allargare il campo delle possibilità. L’algoritmo registra ogni dettaglio, ma smarrisce il senso e la prospettiva. Ma in Italia da anni non esiste una classe dirigente di qualità.
Da Empoli consiglia di iniziare ad abbassare i toni, perché gli argomenti tornino ad essere intellegibili, anziché sommersi dalle urla. Gli insulti gridati sono tutti uguali. Le idee invece no.
Restituire un minimo di civiltà al dibattito politico, affinché le distinzioni qualitative ridiventino visibili. Le idee e le differenze tra le idee devono tornare a essere percettibili.
Sembrerebbe una velata critica al governo Renzi. La domanda che sorge spontanea è se il governo Renzi non sia stato anch’esso moltiplicatore della popolarità del movimento e se non sia necessario quindi continuare con il governo Gentiloni, fautore di un cambiamento almeno nei toni utilizzati.
La nuova politica deve invece dare un senso alle scelte fatte.
L'Autore è ben cosciente che il populismo non si batte né con le riforme né col buonsenso. Chi vota populista vuole prendere a calci e sbeffeggiare l'establishment e non gli importa nulla del poco che può fare Qualunque riforma che, comunque, richiede fatica e tempo, nozioni che questo elettorato non è abituato a maneggiare.
L'inganno della democrazia diretta è chiaramente denunciato, così come il cinismo degli algoritmi che danno all'elettire esattamente quello che vuole, alla maniera dei social network.
Con questa analisi il populismo sembra imbattibile e forse lo è, ma nelle ultime pagine l'Autore cerca di dare alcune idee ai partiti non populisti per uscire dallo stato di minorità e di paralisi in cui sembrano trovarsi in questo momento.
Lo consiglio a tutti ma soprattutto ai grillini!

