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La ragazza di fronte di [Oggero, Margherita]
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La ragazza di fronte Formato Kindle

4.0 su 5 stelle 24 recensioni clienti

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Lunghezza: 223 pagine Miglioramenti tipografici: Abilitato Scorri Pagina: Abilitato

Descrizione prodotto

Recensione

Gli amori imperfetti covano dietro le finestre

Torino, per Margherita Oggero, è uno o due versi di Kavafis: «Ti verrà dietro la città. Per le stesse strade / girerai. / Negli stessi quartieri invecchierai». Una simbiosi che si riverbera (anche) nel suo secondo, ormai primo, mestiere, appartenendo a stagioni fa l'insegnamento. La ragazza di fronte rinsalda il legame con la Mole, sovrapponendo nuove orme ai passi fortunati, ossia seguitissimi, della prof Baudino. Sin dall'esordio, «Bastare a se stessi come i gatti», che rinvia alla promessa di serenità da Pavese formulata, incautamente, a se stesso: «Ho trovato compagni trovando me stesso». 
Due vite parallele. Né potrebbe essere diversamente nella città casoratianamente «geometrica e misurata come un teorema». Margherita Oggero via via sbalza le figure di Marta, un'anima borghese, e di Michele, un guaglione che dai vicoli di Napoli emigra al Nord, laureandosi in ingegneria, quindi coronando il sogno infantile: guidare i treni. Lei, lui. E la loro levatrice, che non li vezzeggia, ma li incalza, svestendoli di ogni alibi, infine gratificandoli di una coincidenza: fra progetto e destino. 

Un eco, La ragazza di fronte di Margherita Oggero, simenoniano? Tra Le finestre di fronte e L'uomo che guardava passare i treni? Piuttosto, fino a un certo batticuore, prima di modellare il lieto fine (temporaneo?), il gemellaggio è con La finestra di Mario Soldati, storia di una perduta e, insieme, ostinata illusione sentimentale, ripercorsa immaginando agitarsi dietro i vetri di case versicolori una galleria di vite. 



Nell'officina di Margherita Oggero ondeggiano - sì, il passo narrativo è lieve, felpato, quanto certo, un bisturi-pennello - etero ed omo amori imperfetti. Chi è tradito, chi è abbandonato (a ore o for ever), chi è arenato in una relazione extraconiugale, chi affoga in una lattiera...



Marta e Michele, dunque. E il bagaglio inseparabile che sono le rispettive famiglie. Marta: studi a Cambridge, archivista in una fondazione presieduta da una vedova che acquieta il lutto cenando al Cambio, il Taittinger come aperitivo (chapeau, ma perché Margherita Oggero in un'ulteriore scena dimentica il Punt&Mes per l'Aperol?), padre cardiochirurgo di fama, madre «a distanza», due fratelli, l'uno psichiatra, l'altro guardiano di una diga. Michele: uno spirito di barriera, a brillare, nell'albero genealogico, il materno nonno barbiere, una scintillante, anguillesca saggezza. 



Dialogando e dialogando (la Oggero eccelle fra le virgolette, componendo i frammenti che è il nostro odierno discorso) Marta e Michele si avvicinano, dicendo addio alla «giovinezza ascendente». Lei che «ricorda un po' Katharine Hepburn da giovane», lui naturale seduttore. Calamitati da un richiamo ancestrale, il cortile, l'eden che fu per l'infanzia d'antan, «salvato» nella capitale subalpina in questo o in quel quadro di Italo Cremona e di Mario Calandri. 



Parla, ricordo... Michele bambino che, le gambe penzoloni sotto la ringhiera, intravide una bambina lettrice sul balcone di fronte, per imitazione scoprendo I ragazzi di via Pál... Non aveva la piccola i capelli biondi quasi rossi (a proposito: la donna «con una gran chioma di capelli rossi» alla finestra di Soldati)? Non ha i capelli biondi quasi rossi la nuova dirimpettaia? Di sguardo in sguardo, incrociando il dramma (un caduto di 'ndrangheta), saggiando l'autoanalisi, imbastendo il magico rendez-vous. 

Ma non è una nipote di Liala, Margherita Oggero. Condivide il sentire di Natalia Ginzburg: «Ogni passione amorosa è imperfetta se non la illumina lo sguardo ilare, acuto e penetrante della conoscenza». Se mai Marta non sapesse ancora abbastanza, ecco la sua artefice venirle in soccorso. Evitandole - antidoto contro l'eventuale smacco - di farle dire e di sentirsi dire: «Ti amo». No, a Torino non usa. E allora? «Baciami, stupido» (da Billy Wilder). Scaramanzia, salvifica diffidenza indigena? Tra un portico e un bignè, non è forse sempre in agguato un Gozzano lesto a levare il ponte levatoio? «Non ho amato mai...».


Recensione di Tuttolibri, a cura di Bruno Quaranta

Sinossi

Quando era bambino, arrivato a Torino dal Sud, Michele era rimasto incantato dalla bambina che leggeva, seduta sul terrazzino di fronte.

Quando era bambina, tormentata dai fratelli gemelli scatenati, Marta si rifugiava sul balcone per sognare le vite degli altri.

Come una folata di vento che scompigli la quiete del grande cortile che li separa, ora la vita ha rimescolato le carte. Marta è una donna adulta, indipendente e sola, con un solo motto – bastare a se stessi, come i gatti – e un solo piacere segreto: spiare da dietro le tende, al buio, la finestra di fronte. È andata lontano, ha viaggiato e da poco è tornata a casa, in un condominio simile a quello dell'infanzia. Anche Michele si è spinto dove nessuno avrebbe pensato, e ogni giorno per mestiere vede gente che fugge e che torna: guida i Frecciarossa attraverso l'Italia, e in poche ore solca la penisola per poi rientrare nel suo nuovo appartamento e affacciarsi ancora una volta su un cortile.

Fino a quando succede una cosa imprevista, anzi più d'una: di quelle che accelerano il corso dell'esistenza, che costringono a uscire dal guscio protettivo che ci costruiamo, a guardarsi negli occhi.

A quanti di noi è capitato di abitare in un grande caseggiato, di quelli con un ampio cortile di giorno popolato di voci e la sera di luci che rivelano le vite degli altri? Margherita Oggero intesse con sapienza l'invisibile rete di sguardi e traiettorie, di significati e desideri nati tra quelle finestre e destinati a unire, separare, far danzare i suoi personaggi tra le quinte reali eppure poetiche della sua Torino.

Queste pagine sono percorse da una sorta di "leggerezza dolente", da un'ironia che non è mai disgiunta dall'umanissima partecipazione alle sorti di persone autenticamente impegnate a trovare un senso ai propri giorni.

La ragazza di fronte è uno splendido spaccato della storia sociale di una grande città italiana negli ultimi cinquant'anni e insieme una storia d'amore bellissima, veloce, sorprendente.


Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 699 KB
  • Lunghezza stampa: 174
  • Editore: MONDADORI (5 maggio 2015)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B00WLCBYLE
  • Word Wise: Non abilitato
  • Screen Reader: Supportato
  • Miglioramenti tipografici: Abilitato
  • Media recensioni: 4.0 su 5 stelle 24 recensioni clienti
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: #18.528 a pagamento nel Kindle Store (Visualizza i Top 100 a pagamento nella categoria Kindle Store)
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Principali recensioni dei clienti

Di MasFerrario RECENSORE TOP 500 il 6 agosto 2016
Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Il titolo di quest'ultima opera di Margherita Oggero ('La ragazza di fronte') dà un'indicazione utile, ma incompleta: perché qui, di fronte, non c'è solo una ragazza, ma pure un ragazzo.
E Marta e Michele sono la coppia (lei alto-borghese e savoiarda per sangue e nell'anima; lui meridionale emancipato, figlio dell'ondata migratoria a Torino degli anni 60), che, dopo l'età ormai lontana dell'infanzia, si ritrova, per uno strano gioco del destino (che forse risulta strano soprattutto a chi non sa cos'è il destino), a riguardarsi reciprocamente, senza sapere esattamente se sono loro, da un balcone all'altro di due case diverse, come accadeva da piccoli. Ma stavolta spiandosi di nascosto, ognuno pure con un cannocchiale, da una finestra all'altra, di due appartamenti di due nuovi palazzi in cui sono casualmente capitati e che si fronteggiano come quelli di quand'erano bambini: lei e lui hanno prima l'intenzione, magari un po' confusa, di capire chi sia l'altro, e poi il proposito, forse vagamente consapevole, di verificare se quell'intuizione che sa di passato abbia fondamento oppure no.
Tutta la trama ruota attorno a questi due protagonisti.
Ma va subito detto che sarebbe ingiusto qualificare come minori i numerosi altri personaggi che popolano il romanzo (i famigliari, gli amici e i conoscenti, sia di lui che di lei), perché la vivacità, anche affettuosa, delle pennellate con cui sono descritti, oltre che la qualità delle parti che la scrittrice assegna ad ognuno, rende ogni figura preziosa: cesellati con passione, come fossero dei cammei, e rifiniti e seguiti con cura e costanza fino alla fine del libro, non solo danno colore al tutto, ma del tutto sono essenziali.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
E' il primo libro della Oggero che leggo. Mi ha incuriosito perché premiato. All'inizio della lettura non avevo capito nulla , quindi ho ricominciato la lettura e devo dire che l'ho letto in un pomeriggio e mi è dispiaciuto arrivare alla fine. Bellissimo il rapporto tra Michele e Il nonno Giuseppe. un po' freddina Marta, ma forse per le delusioni ricevute nella vita (saper badare a se stessi). La Trama è originale, la lettura scorrevole e piacevole. Sicuramente scontata la fine che avrebbe dovuto sviluppare un po' di più. Arrivati alla fine ti sembra di essere rimasta in asso. Pensi che debba continuare a parlare della storia fra i due protagonisti ed invece tutto finito. Ecco il motivo delle 4 stelle e non 5
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Margherita Oggero non delude mai. La leggo sempre con grande piacere, la sua ironia mi spiazza sempre, mi diverte e descrive le emozioni come sono realmente ma che la maggior parte delle volte, nella realtà, facciamo fatica a tirare fuori. Consigliatissimo, come tutti gli altri suoi libri.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Il tema del racconto poteva essere sfruttato meglio e dare maggiore profondità e incisione ai personaggi ricovandone una storia di maggior coinvolgimento. Resta tuttavia una lettura piacevole, leggera, non banale.
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Formato: Formato Kindle
"Bastare a se stessi, come i gatti. Sforbiciare, sfrondare, sfoltire." Ecco, già dall'incipit ho capito che questo era il libro per me. È la mia prima esperienza con la Oggero; sicuramente non sarà l'ultima. Dopo aver letto questo splendido romanzo, mi sono informata un po' e ho scoperto i suoi "trascorsi televisivi", la sua propensione per i gialli soft, il suo essere persona concreta e di poche parole. Chissà perché, quest'ultima cosa, me la immaginavo; traspare, nel leggere questo libro, la concretezza che non diventa mai, però freddezza. La Oggero ci racconta i suoi personaggi (con la narrazione a capitoli alternati tra Marta e Michele) con toni leggeri, senza fronzoli, ma arrivando a farci capire la profondità del loro cuore, segnato da una vita all'apparenza banale, ma, in fondo in fondo, segnata da eventi emotivi che non l'hanno resa poi così semplice . Perché ognuno di noi vive i suoi traumi a suo modo, affrontandoli oppure nascondendosi da essi, come i gatti, ingabbiati "dentro alle proprie manie fragilità rivalse".
"Quando dico che amo l'autunno e l'inverno perché sono stagioni raccolte-il piacere dell'intimità, i corpi non impietosamente esposti-ricevo occhiate incredule o proteste seccate". Sinceramente, pesavo, dallo stile, dai temi, che l'autrice fosse più giovane di quanto in realtà non sia, più acerba della vita; perché questo romanzo parla di giovani come ne scriverebbe un giovane. Evidentemente, la Oggero è brava nel calarsi nei suoi personaggi, come è brava nel farci sentire parte della sua storia.
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Formato: Formato Kindle
come tutti quelli della Oggero, un bel libro, genuino e senza fronzoli. Forse un po' lento, ma la scrittur è semre sorvegliata e piacevole, i personaggi ben costruiti, la vicenda.originale nella sua assoluta quotidianità
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
I due protagonisti partono da lontano... Si intravedono da piccoli. Lei è, come dice il titolo, la ragazza della finestra di fronte. Vengono caratterizzati molto bene, addirittura troppo: qui forse il limite del romanzo. I rapporti familiari e personali di Marta e Michele sono complicati, le loro storie sono tortuose, e il lettore rischia di perdere il filo del racconto. Per fortuna c'è la scrittura della Oggero che, come una calamita, ci trattiene con sé, grazie alla sua arguzia e umanità. Per fortuna c'è la storia attuale di giovani e un po' meno giovani, alle prese con la vita che tutti affrontiamo ogni giorno, e in cui ciascuno può riconoscersi. Ci sono gli amori imperfetti, di ogni colore e composizione, sullo sfondo labirintico di Torino. Ma sono pieni di spirito, non sono mai sdolcinati. Questa autrice brilla particolarmente quando si dedica alla narrativa, perché il suo acume psicologico le permette di creare ritratti profondamente veri e attuali.
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