The Bad Guy: Nuova stagione - 5 dicembre
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Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social Copertina flessibile – 21 giugno 2018

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I segreti più profondi della Cia e dell'Nsa sono stati hackerati e resi pubblici, più di una volta. Ma stai certo che da nessuna parte, nemmeno nel dark web, troverai una copia dell'algoritmo di ricerca di Google o dell'algoritmo del feed di Facebook. Oggi questi algoritmi determinano l'andamento della vita umana sul nostro pianeta. Jaron Lanier, informatico della Silicon Valley, pioniere della realtà virtuale, non ha nessun account social. In "Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social" spiega perché non dovresti averne nemmeno tu. Google e Facebook, insieme a Instagram, WhatsApp - cioè di nuovo Facebook, Twitter e gli altri social, costituiscono l'impero della modificazione comportamentale di massa. Tirano fuori il peggio di te, spingendoti a manifestazioni d'odio di cui non ti pensavi neppure capace; ti ingannano con una popolarità puramente illusoria; ti spacciano dopamina a suon di like, intrappolandoti nella schiavitù della dipendenza. Distorcono il tuo rapporto con la verità e degradano la tua capacità di empatia, disconnettendoti dagli altri esseri umani anche se ti senti più connesso che mai. Corrompono qualsiasi politica che ambisca a dirsi democratica e devastano qualsiasi modello economico che non sia fondato sul lavoro gratuito. Inoltre - e questa è la cosa che ti scoccia di più, se ci pensi - si arricchiscono infinitamente vendendo tutti questi dati agli inserzionisti (che sarebbe più corretto chiamare manipolatori attivi della società e della natura umana), plasmando la tua volontà attraverso pubblicità targettizzate; e lo fanno attraverso algoritmi che spiano e registrano qualunque cosa tu faccia. I benefici che ti danno i social media non controbilanceranno mai le perdite che subisci in termini di dignità personale, felicità e libertà di scelta. Jaron Lanier ci mette in guardia: questo totalitarismo cibernetico ci distruggerà. Internet non è il male, ma va ripensato profondamente. Compi un gesto che spinga le tech company a cambiare, non resterai tagliato fuori dal mondo. Riprenditi il controllo della tua vita. Cancella subito tutti i tuoi account social.

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  • Editore ‏ : ‎ Il Saggiatore (21 giugno 2018)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 211 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8842825166
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8842825166
  • Peso articolo ‏ : ‎ 140 g
  • Dimensioni ‏ : ‎ 19.2 x 1.4 x 13.8 cm
  • Recensioni dei clienti:
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Jaron Lanier
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Recensioni migliori da Italia

Recensito in Italia il 14 marzo 2024
Tra tutti quelli che ho letto in materia, e ne ho letti di validi, questo è il migliore e la summa dello scibile sulla pericolosità degli algoritmi, dai social ai motori di ricerca, o in generale, di tutti quegli algoritmi che cercano di attuare una vera e propria modificazione comportamentale. L'autore non ha scritto questo libro per guadagnarci, ma per fare un favore all'umanità e avvisarci tutti. E questo dovrebbe essere il valore aggiunto che dovrebbe avere ogni libro di divulgazione.
Recensito in Italia il 6 febbraio 2021
"I segreti più profondi della Cia e dell'Nsa sono stati hackerati e resi pubblici, più di una volta. Ma stai certo che da nessuna parte, nemmeno nel dark web, troverai una copia dell'algoritmo di ricerca di Google o dell'algoritmo del feed di Facebook"

Ho acquistato questo libro dopo aver visto The Social Dilemma in cui viene intervistato proprio l'autore ed è stato un ottimo complemento al documentario.
Non è un saggio per addetti ai lavori, anzi, vuole essere l'opposto, vuole spiegare come questa macchina della FREGATURA, un acronimo inventato per indicare i social e Google, riesca a guadagnare, a manipolare e a plasmare le persone che lo utilizzano.
Un ottimo saggio, molto interessante anche il suo punto di vista di un informatico che da anni abita nella Silicon Valley, forse un po' ripetitivo ma magari così è più convincente(?).
Consigliato a tutti, anche a chi non utilizza social.
6 persone l'hanno trovato utile
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Recensito in Italia il 30 agosto 2018
Jaron Lanier, un matto, un visionario, oppure personifica il buono delle storie, quello con il cappello bianco dei vecchi western americani che al suono squillante di tromba arriva con la sua cavalleria quando tutto sembrava perduto e in punto di morte ti dice con voce suadente: “Take it easy, I am here” e tu muori sorridendo e felice che ci sia qualcuno a tenerti la mano. Lanier è Ty, il personaggio del romanzo The Circle di Dave Eggers, uno dei tre fondatori della società che rendendosi conto della mostruosità della propria creazione decide di vivere nei sotterranei e cerca di convincere la protagonista Mae che la direzione intrapresa è quella sbagliata, oppure Lanier è un mistificatore? Domande che frullano nella testa ma che non trovano una risposta certa.

Secondo Lanier le piattaforme social: FB e Google prima di tutto sono delle vere e proprie fregature, così le chiama, ti fregano l’anima, peggiorano la vita sociale, imbarbariscono le relazioni sociali e sono causa della deriva autoritaria che si registra in tutto il mondo e favoriscono l’elezione di leader e partiti autoritari. Io direi: “Pericolo ad alta tensione – chi tocca i fili muore” e due teschi per far comprendere il concetto anche a chi non vuole proprio capire, questo il filo conduttore di tutta la pubblicazione.

Opera breve ma molto densa che hanno aperto alle mie riflessioni uno spazio fino ad ora sconosciuto. Avevo già letto e compreso il ruolo degli algoritmi, la creazione delle echo chambers, la radicalizzazione del pensiero dominante, il ruolo delle fake news, dei bot, delle IA. Tutte concetti chiari e arcinoti da un po’ di anni e come questa potenza di fuoco sia e sia stata utilizzata anche dai servizi di vari paesi per obiettivi non certo cristallini. Ma tutte queste informazioni erano scollegate nella mia mente, non avevano ancora preso la forma di una pur minima struttura. Lanier entra nel vivo e lancia una bomba in direzione di FB e Google considerate la causa prima di questo imbarbarimento mondiale. Come al solito noi riusciamo ad analizzare quello che succede nella zona diciamo occidentale del mondo sotto l’ala di influenza statunitense, ma possiamo ritenere che le stesse riflessioni siano valide anche nell’area cinese dove invece di utilizzare l’interfaccia FB utilizzano Renren, WeChat o Weibo. Il processo che regge le piattaforme social sono infatti le stesse.

L’autore spiega le dieci ragioni perché dovremmo abbandonare le piattaforme social.
L’autore sottolinea una cosa nota, che attraverso l’utilizzo dei social siamo costantemente monitorati e controllati e riceviamo continui feedback artificiali. Ma in questa maniera veniamo man mano ipnotizzati da informatici che non vediamo e per scopi che non conosciamo. Siamo diventati tutti cavie da laboratorio. Gli algoritmi correlano ciò che fai con quello che quasi tutti gli altri hanno fatto. Ma chi ci guadagna sono gli inserzionisti che sanno cogliere il momento giusto, quello in cui sei più predisposto, per influenzarti con gli annunci che hanno già funzionato con le persone con cui condividi certi tratti e circostanze.

Gli inserzionisti nel passato avevano possibilità limitate per promuovere qualcosa, e ciò che promuovevano poteva anche essere subdolo o fastidioso ma durava poco. Inoltre la pubblicità che la gente vedeva in tv o su giornali e manifesti era uguale per tutti non era personalizzata. La differenza più grande sta nel fatto che non eri monitorato e valutato ogni secondo in modo da ricevere stimoli ottimizzati in modo dinamico, per ingaggiarti e modificarti. Tutti coloro che utilizzano i social media ricevano stimoli personalizzati, costantemente ricalibrati senza interruzioni, purché abbiamo uno smartphone. La pubblicità oggi pone in atto una continua modificazione comportamentale su vastissima scala.

Il processo di base che consente ai social media di fare soldi e contemporaneamente danneggiare la società è la modificazione del comportamento, un metodo che comprende strategie in grado di cambiare i modelli comportamentali. Può essere impiegato per trattare le dipendenze ma anche per crearle.

Il danno che ne riceve la società deriva dal fatto che la dipendenza porta alla follia. Il tossicodipendente perde gradualmente il contatto con il mondo reale e le persone reale. Quando un gran numero di persone è dipendente da schemi manipolativi, il mondo diventa un posto cupo e malato.

Gli algoritmi sono adattivi il che significa che apportano continuamente piccoli cambiamenti per cercare di ottenere risultati migliori cioè più ingaggianti e quindi più redditizi. I social network inoltre chiamano in causa anche un’altra pressione di stimoli, la pressione sociale. Gli individui sono profondamente sensibili a questioni come lo status sociale, il giudizio e la competizione. La manipolazione delle emozioni sociali è il modo più semplice per generare ricompense e punizioni. Tutto ciò evoca dentro di te dei sentimenti soprattutto su ciò che pensano gli altri. Ma è il feedback negativo che fa guadagnare; è la scelta migliore per il business, quindi nei social media compare più spesso. Emozioni negative come la paura, la rabbia scavano più a fondo e si sedimentano più a lungo dentro di noi rispetto a quelle positive. Occorre maggior tempo per creare fiducia che perderla.

La cosa assurda è che l’engagement non ha alcuno scopo particolare se non quello di migliorarsi eppure il risultato è una innaturale amplificazione su scala globale delle emozioni facili che sono quelle negative. Il problema non è la modificazione del comportamento in sé, ma la modificazione del comportamento implacabile, robotica e insensata messa al servizio di manipolatori invisibili e algoritmi indifferenti.

La stragrande maggioranza dei soldi che arrivano a Google, e FaceBook proviene da terzi che vogliono cambiarti e ritengono di poterlo fare. Molti processi di modifica comportamentale ricordano quelli degli spot televisivi, convincerti a comprare un’auto, o scegliere una certa marca di caffè. Ma la cosa assurda è che le stesse social media company, per loro stessa ammissione, non sanno l’identità degli inserzionisti ovvero i soggetti che traggono beneficio dal tuo essere manipolato. Quindi probabilmente ci sono degli attori che ci manipolano e che non conosciamo.

Chi commenta sulla piattaforma è principalmente alla ricerca di attenzioni.
L’autore scrive che noi siamo come lupi, possiamo essere solitari o membri di un branco.
Quando siamo lupi solitari siamo più liberi. Siamo cauti ma anche più capaci di provare gioia. Pensiamo con la nostra testa improvvisiamo, creiamo. Quando siamo in branco le interazioni con gli altri diventano la cosa più importante del mondo. Le persone subiscono un cambiamento drammatico. Quando la gente è rinchiusa in una struttura di potere competitiva e gerarchica come per esempio una corporation, o anche in politica, rischia di perdere di vista la realtà di ciò che sta facendo, perché la lotta di potere immediata incombe gettando una ombra sulla realtà.

L’interruttore sulla modalità branco ti porta a prestare così tanta attenzione ai tuoi pari e ai tuoi nemici – altri branchi, da impedirti di vedere quello che succede al di là del naso. Quando l’interruttore solitario / branco è impostato su branco, diventiamo ossessionati e controllati da un ordine gerarchico. Schiacciamo chi sta sotto di noi per timore di essere retrocessi e facciamo di tutto per adulare e allo stesso tempo colpire chi sta sopra di noi. I nostri pari oscillano tanto rapidamente tra le categorie alleati e nemici che smettiamo di percepirli come individui. L’unica costante alla base dell’amicizia è l’antagonismo condiviso verso gli altri branchi.

Ci sono situazioni che richiedono la modalità branco come l’esercito classico ed è il fenomeno che ho sperimentato anni fa quando frequentai il corso ufficiali di complemento a Firenze. Esisteva solo la caserma, i colleghi e i superiori, il resto era stato cancellato dalla mia realtà. Tutto ciò che era fuori dalla caserma semplicemente non esisteva. Ci sono casi in cui gli individui si devono annullare all’interno di un ordine gerarchico perché è l’unico modo per sopravvivere. Ma Lenir scrive che uno degli obiettivi principali della civiltà dovrebbe essere quello di rendere queste situazioni sempre più rare.

Per l’autore i social media stanno minando la verità. L’interruttore su branco porta le persone a prestare così tanta attenzione alla competizione sociale da non vedere e non accorgersi di una verità più ampia e fondamentale. Le tech company ti spiano. Se le persone subiscono continui stimoli dalle tecnologie spionistiche le persone perdono autenticità. Ti bombardano di contenuti ed esperienze. La perdita della verità è il prodotto. Dirigono la vita delle persone mediante l’opera di modificazione comportamentale. Quando creano a tavolino forme di dipendenza per manipolare le masse per scopi commerciali, quelle masse vengono automaticamente allontanate dalla verità.

Ottenendo grandi entrate economiche modificano segretamente il comportamento della gente. Gli incentivi economici tendono a prevalere sulle regole. Ciò significa che l’esplorazione sociale che ci aiuta a trovare la verità è meno autentica. Gli individui sono raggruppati in cluster di loro simili paranoici, perché così possono essere più facilmente e prevedibilmente influenzati.

I social media stanno anche distruggendo la nostra capacità di provare empatia. I contenuti sono scelti appositamente per te, e gli annunci sono personalizzati ma non sai fino a che punto il tuo feed è alterato e perché. Il sistema crea automaticamente dei filter delle bubble, le nostre opinioni vengono rinforzare in modo rassicurante, tranne quando gli algoritmi ti mostrano opinioni opposte alle tue nella loro versione più irritante. Rassicurare o imbufalire l’importante è mantenere la tua attenzione. I social promuovono una cultura tribale e sta lacerando la società.

Secondo l’autore i social media rendono anche infelici le persone.

Le teorie di Lanier sono interessanti, non so se siano esatte; tuttavia ritengo che il futuro sia più roseo di quello descritto. Innanzitutto sono certo che FB dovrà cambiare, ormai è chiaro che la piattaforma sia interessante sono ad una popolazione ultra quarantenne, i giovani già da tempo la stanno abbandonando per altre alternative e questo spingerà a cambiamenti che non saranno lineari come quelli descritti.
73 persone l'hanno trovato utile
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Recensito in Italia il 15 aprile 2024
Non capisco se per un problema di traduzione ma la lettura e’ insopportabile .
La parola “fregatura” ( che nn capisco cosa traduca ) e ‘ scritta almeno 1000 volte .
Interessante ma illeggibile .
Recensito in Italia il 10 settembre 2024
Ben più di semplici "armi di distrazione di massa" come li ha definiti il filosofo Diego Fusaro, i media sociali tendono ad essere anelli di una catena religiosa di un neoliberista che è andato all'attacco delle singole coscienze grazie al potere pervasivo di internet ma soprattutto di strumenti quali i cellulari e i media sociali. Difatti, osserva l'autore, internet non è pericoloso, come per esempio non lo sono le armi o inquinanti come la plastica che lo diventano se usate per uccidere, le armi o, la plastica, se lasciata in giro malamente.
Un testo che fa riflettere ma da prendere "cum grano salis" in quanto Lanier è un progressista politicamente schierato e un informatico interno al sistema, che reputa sì che media siano perniciosi per la salute mentale dell'utenza ma che in fondo oramai ci siano e facciano ormai parte del nostro vissuto, dato che grosse alternative per ora non si affacciano né il sistema che ha prodotto codesti media possa proporne altri che non siano consustanziali al suo scopo della ricerca del massimo profitto atrraverso la manipolazione del pensiero e delle coscienze.
In ogni caso da leggere e poi da emanciparsi il più possibile dai media sociali, smartphone inclusi.
Recensito in Italia il 12 dicembre 2021
Ho comprato questo libro dopo aver visto il documentario “The social dilemma” (Jaron Lanier é un contributore).
Purtroppo lo stile della prosa (un po’ uno sfogo, a volte tipo stream of consciousness) ne limita un po’ l’efficacia e rende la lettura e l’assimilazione difficoltosa.

Ma i contenuti sono FONDAMENTALI. Il libro apre letteralmente gli occhi sui meccanismi intrinsecamente manipolatori dei social media.

Dovrebbe essere letto da chiunque frequenti queste piattaforme e soprattutto abbia figli in età esposta al loro utilizzo.

Il libro é inoltre ricco di note che rimandano ad articoli di approfondimento dei temi trattati in ogni capitolo (io ho letto la versione sulla app Kindle e le note sono link direttamente cliccabili… - consigliata)

Lo sto consigliando a tutti i miei amici. Ne consiglio caldamente la lettura.
4 persone l'hanno trovato utile
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Marina
5,0 su 5 stelle Great book!
Recensito in Germania il 16 agosto 2021
Everything was perfect!