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Customer Review

TOP 500 REVIEWERon November 7, 2012
"Essere sottomessa è solo un aspetto della mia personalità. Ma è una parte fondamentale di ciò che mi rende la persona che sono, nello stesso modo in cui lo è l'importanza che attribuisco agli amici e alla famiglia, il modo in cui amo il mio lavoro, la tendenza a essere indipendente e ostinata e persino la passione per la Nutella."

Finalmente un punto di vista dannatamente sincero e dannatamente reale sul sesso BDSM, senza l'alibi di un romanzo da costruirci intorno.
Qui non ci sono ragazze ingenue da irretire e convertire, né miliardari annoiati con sfumature di grigio dentro di sé o traumi infantili da rimuovere, non c'è neppure (e per fortuna!) il solito mieloso happy end dove uno dei due dice all'altro "io ti salverò", con contorno di lacrime e pentimenti. C'è invece una giovane donna normalissima, con buona istruzione, buon lavoro, senza particolari problemi ad interagire in società, e che crescendo diviene sempre più conscia di cosa piace a lei e al suo corpo.

E' bene subito dirlo: in questo diario tutto viene chiamato con il suo nome, e ogni situazione viene descritta nel singolo dettaglio, per cui non c'è tempo per ipocrisie o finzioni. Di conseguenza, se pensate che la dolcezza trionfi sempre e comunque, se non siete in grado di sopportare scene intense e DAVVERO violente (in senso fisico-mentale-emotivo), lasciate perdere questo libro.

Il diario di Sophie non insegue lo scandalo, e io non ho trovato esibizionismi, né scene scioccanti messe là, solo per spiazzare gratuitamente: tutte le descrizioni, gli atteggiamenti, i termini usati, le situazioni che si vengono a creare fanno parte di un percorso graduale, dalla semplice curiosità di Sophie ai tempi del college sino agli anni della vera consapevolezza, e sino agli incontri con persone altrettanto consapevoli dei propri desideri e dei propri divertimenti.
Il diario di Sophie è il racconto lucido, spietato, crudelmente sincero di una donna felice, contornata da uomini e donne ugualmente appagati.

L'unica riflessione che mi viene spontanea è questa: Sophie ci accompagna nel suo mondo fatto di desiderio che supera il limite, che va oltre quel confine sottile che ci spinge a dire "questo si può fare" e quello "non riuscirei". Ma così non si corre il rischio di porre invece proprio un limite al desiderio stesso? Alla fine, Sophie è felice solo quando unisce il piacere al dolore, mai senza questa particolare combinazione. E non è questo stesso un piacere che si autolimita?
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